Alcune riflessioni a caldo su Eluana Englaro: la corte d'appello civile di Milano ha deciso che l'alimentazione artificiale è per una persona con gravissima disabilità, non un diritto, ma un accanimento terapeutico.
I mass media dicono molte inesattezze e vorrei dare un contributo per capire meglio le cose.
Come al solito si dice: staccare la spina. Non c'è nessuna spina da staccare!
Si parla di staccare la spina quando invece non c'è alcun meccanismo artificiale che tiene in vita Eluana, è solo il diritto ad essere idratata e alimentata. Eluana viene ben accudita, esce dalla sua stanza, dorme, si sveglia. Come un neonato o come centinaia e centinaia di nostri figli che sono alimentati nello stesso identico modo. Se non le darai da mangiare e da bere ovviamente morirà.
Siamo da sempre, come genitori vicini al dolore del papà di Eluana, ricordando il giorno nel quale ci siamo incontrati televisivamente io ed Ada, mia moglie, con la presenza di Chiara, mia figlia, da Bruno Vespa nel suo "Porta a Porta". La pensavamo diversamente ma ci sentiamo con una esperienza molto simile. Allora era Terry Schiavo l'argomento. Fatta morire di sete e di fame da un giudice americano.
E ora un tribunale italiano, in dispregio al diritto all'idratazione e alla nutrizione (che non è polmone d'acciaio o altre apparecchiature elettriche) recentemente sancito dalla Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, ha deciso che Eluana dovrà morire di sete e di fame. E' incredibile questa soluzione. Che soluzione è questa, far morire di sete e di fame? Si parla di diritto, di modernità, ma di cosa? Come può un essere umano lasciato morire di stenti, come capitò a Terry Schiavo che mori dopo ben 15 giorni? Che segnale si da alle migliaia e migliaia di persone con disabilità che alimentati nello stesso modo lottano per ottenere dalle istituzioni e dalla politica il diritto a vivere ed ad essere ben assistiti?
Sbaglia chi divide il dibattito tra laici e cattolici. La difesa della vita è un valore di tutti, un valore umano. La politica deve dare risposte, non i tribunali. Solo in Sardegna ci sono circa 200 persone con disabilità in una situazione analoga o più grave di quella di Eluana. Dobbiamo occuparci di questi temi ai confini della vita. In Sardegna come in Italia. Le persone con disabilità grave e gravissima chiedono non il diritto di morire ma il sostegno per vivere. Facciamoci carico: mi impegnerò come genitore ma ancor più come rappresentante istituzionale.
Non dobbiamo giudicare la persona, mai, ma... il tribunale sbaglia. Leggere come il tribunale autorizza alla morte Eluana fa venire i brividi: la riporto integralmente. Bisogna opporsi, non al papà di Eluana, ma alla decisione del Tribunale.
Marco Espa
http://marcoespa.blogspot.com/
Le istruzioni per "staccare la spina". Nell'ultima pagina del provvedimento col quale la Corte d'Appello di Milano autorizza la sospensione dell'alimentazione forzata a Eluana Englaro, i giudici scrivono anche una sorta di 'prontuario' al quale attenersi nel momento in cui si "staccherà la spina" che tiene in vita la giovane. Nel paragrafo intitolato "disposizioni accessorie cui attenersi in fase attuativa", i giudici scrivono: "(...) in accordo con il personale medico e paramedico che attualmente assiste o verrà chiamato ad assistere Eluana, occorrerà fare in modo che l'interruzione del trattamento di alimentazione e idratazione artificiale con sondino naso-gastrico, la sospensione dell'erogazione di presidi medici collaterali (antibiotici o antinfiammatori ecc.) o di altre procedure di assistenza strumentale avvengano in hospice o altro luogo di ricovero confacente. (...) Durante il periodo in cui la sua vita si prolungherà dopo la sospensione del trattamento e in modo da rendere sempre possibili le visite, la presenza e l'assistenza, almeno dei suoi più stretti familiari".
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10 luglio 2008
16 novembre 2008
Eluana, «diritti umani violati»
Marco Espa e Giampiero Griffo contro la sentenza della Cassazione «La ragazza non può essere lasciata morire di fame e di sete» (La Nuova Sardegna del 16 novembre 2008)
per leggere l'intervento di Ada e Marco sull'Unione Sarda del 21 novembre, clicca qui (pdf)
CAGLIARI. Fischiano le orecchie ai 150 sardi con disabilità grave quasi simile, o anche superiore, a quella di Eluana Englaro, la ragazza da 17 anni in stato vegetativo con difetto di coscienza, per la quale potrebbe aprirsi la strada dell’interruzione dell’idratazione e alimentazione artificiali. Una sensazione captata da Giampiero Griffo, componente dell’esecutivo mondiale di Disabled Peoples’ International, e Marco Espa, per diversi anni presidente dell’associazione sarda bambini cerebrolesi: «Dopo la sentenza della Suprema Corte di Cassazione è forte il rischio - dicono - che qualcuno scriva nella sua storia personale disabilità grave uguale vita non degna d’essere vissuta». Pericolo da evitare a tutti i costi. Prima mossa sul fronte dell’informazione. Giampiero Griffo, una vita in carrozzella per una poliemielite grave, ostacoli e pregiudizi culturali ne ha visti di ogni tipo, ma non per questo rinuncia alla sua volontà di lottare. Fino all’altro giorno in Kosovo, la settima scorsa a Bruxelles, ieri in Sardegna, qualche mese fa a New York: «Questa sentenza contrasta con la Convenzione delle Nazioni unite sui diritti delle persone con disabilità, approvata dall’assemblea generale il 13 dicembre 2006 ed entrata in vigore il 3 maggio scorso».
«Mi sembra assurda l’autorizzazione della Suprema Corte», dice Marco Espa, che conosce Beppino Englaro, papà di Eluana, con cui ha polemizzato anche nel programma “Porta a porta”. «Il discrimine per decidere l’opportunità o meno di prolungare una vita - aggiunge il consigliere regionale Pd - non è il sondino naso-gola accessorio indispensabile per nutrire certi disabili gravi, non certo accanimento terapeutico. Alcuni lo portano per tutta la vita». Con una precisazione aggiuntiva sul tipo di disabilità della Englaro: si trova in un reparto di riabilitazione di una casa di cura lecchese, dove è nutrita e idratata, alzata dal letto ogni giorno per la fisioterapia e spostata in carrozzina all’interno della clinica o nel suo giardino. «Stigmatizziamo il fatto - chiarisce Espa - che la ragazza possa essere lasciata morire di fame e sete. E’ una violazione palese dei diritti umani. Se lascio morire di fame e sete un cane, mi denunciano, se riservo lo stesso trattamento a un disabile grave va tutto bene».
I disabili gravi in Sardegna sono 14 mila, 150-200 in condizioni simili o peggiori a quelle di Eluana. Categoria di malati al centro di un dibattito etico internazionale. “Non molto tempo fa - dice Griffo - il Collegio reale delle ostetriche e dei ginecologi di Londra ha chiesto a una commissione di bioetica la possibilità di uccidere i neonati con disabilità gravi, per tutelare il bene superiore delle famiglie e risparmiare ai genitori il fardello emotivo e il peso economico della cura per un bambino gravemente disabile”. «Una grande lezione - conclude Espa - ci viene dalle suore che da anni accudiscono Eluana». Il loro messaggio è super partes: «Affermiano la nostra disponibilità a continuare a servire, oggi e in futuro, Eluana. Se c’è chi la considera morta, lasci che rimanga con noi che la sentiamo viva. Non chiediamo nulla in cambio».
Mario Girau - La Nuova Sardegna
per leggere l'intervento di Ada e Marco sull'Unione Sarda del 21 novembre, clicca qui (pdf)
CAGLIARI. Fischiano le orecchie ai 150 sardi con disabilità grave quasi simile, o anche superiore, a quella di Eluana Englaro, la ragazza da 17 anni in stato vegetativo con difetto di coscienza, per la quale potrebbe aprirsi la strada dell’interruzione dell’idratazione e alimentazione artificiali. Una sensazione captata da Giampiero Griffo, componente dell’esecutivo mondiale di Disabled Peoples’ International, e Marco Espa, per diversi anni presidente dell’associazione sarda bambini cerebrolesi: «Dopo la sentenza della Suprema Corte di Cassazione è forte il rischio - dicono - che qualcuno scriva nella sua storia personale disabilità grave uguale vita non degna d’essere vissuta». Pericolo da evitare a tutti i costi. Prima mossa sul fronte dell’informazione. Giampiero Griffo, una vita in carrozzella per una poliemielite grave, ostacoli e pregiudizi culturali ne ha visti di ogni tipo, ma non per questo rinuncia alla sua volontà di lottare. Fino all’altro giorno in Kosovo, la settima scorsa a Bruxelles, ieri in Sardegna, qualche mese fa a New York: «Questa sentenza contrasta con la Convenzione delle Nazioni unite sui diritti delle persone con disabilità, approvata dall’assemblea generale il 13 dicembre 2006 ed entrata in vigore il 3 maggio scorso».
«Mi sembra assurda l’autorizzazione della Suprema Corte», dice Marco Espa, che conosce Beppino Englaro, papà di Eluana, con cui ha polemizzato anche nel programma “Porta a porta”. «Il discrimine per decidere l’opportunità o meno di prolungare una vita - aggiunge il consigliere regionale Pd - non è il sondino naso-gola accessorio indispensabile per nutrire certi disabili gravi, non certo accanimento terapeutico. Alcuni lo portano per tutta la vita». Con una precisazione aggiuntiva sul tipo di disabilità della Englaro: si trova in un reparto di riabilitazione di una casa di cura lecchese, dove è nutrita e idratata, alzata dal letto ogni giorno per la fisioterapia e spostata in carrozzina all’interno della clinica o nel suo giardino. «Stigmatizziamo il fatto - chiarisce Espa - che la ragazza possa essere lasciata morire di fame e sete. E’ una violazione palese dei diritti umani. Se lascio morire di fame e sete un cane, mi denunciano, se riservo lo stesso trattamento a un disabile grave va tutto bene».
I disabili gravi in Sardegna sono 14 mila, 150-200 in condizioni simili o peggiori a quelle di Eluana. Categoria di malati al centro di un dibattito etico internazionale. “Non molto tempo fa - dice Griffo - il Collegio reale delle ostetriche e dei ginecologi di Londra ha chiesto a una commissione di bioetica la possibilità di uccidere i neonati con disabilità gravi, per tutelare il bene superiore delle famiglie e risparmiare ai genitori il fardello emotivo e il peso economico della cura per un bambino gravemente disabile”. «Una grande lezione - conclude Espa - ci viene dalle suore che da anni accudiscono Eluana». Il loro messaggio è super partes: «Affermiano la nostra disponibilità a continuare a servire, oggi e in futuro, Eluana. Se c’è chi la considera morta, lasci che rimanga con noi che la sentiamo viva. Non chiediamo nulla in cambio».
Mario Girau - La Nuova Sardegna
16 luglio 2008
Parla una persona uscita dal coma: "Cancella le nostre speranze"
Non posso fare a meno di dare la parola a una persona, considerata in coma irreversibile da tutti i medici, la cui famiglia aveva chiesto durante la trasmissione Porta a Porta alla quale partecipammo l'eutanasia per mancanza di sostegno. Salvatore Crisafulli www.salvatorecrisafulli.it, vi invito a dare un'occhiata al suo sito per capire cosa prova una persona in coma e che viene considerata assolutamente senza alcuna relazione con il mondo esterno
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La Sentenza di Morte emessa dal Tribunale di Milano nei confronti di Eluana Englaro è veramente agghiacciante, fa venire i brividi cancellando definitivamente le nostre speranze e condannando duramente tutti i disabili gravissimi, mi chiedo cosa ne sanno i Tribunali e la Scienza Medica dello Stato Vegetativo? di cosa si sono accertati? esistono dei parametri! e dei criteri validi per confermarne l'irreversibilità? Assolutamente NO.
Rimango scioccato dal duello che appare solamente tra il Sig Englaro e la Chiesa, e noi protagonsti direttamente coinvolti, nulla di tutto ciò,
Staccare il sondino che porta l'alimentazione sarà una morte veramente atroce, la definirei alquanto orribile.
La definizione di Stato Vegetativo PERMANENTE si riferisce invece ad una prognosi sottoposta a gravi margini di errore.
Non esistono tutt’oggi validi criteri per accertare l'irreversibilità del Coma e dello Stato Vegetativo.
Prova schiacciante senza ombra di dubbio è la mia storia, quest'ultima confermata anche da Bob Schindler fratello di Terri Schiavo.
Oggi ho quasi 43 anni, sono stato vittima di uno spaventoso incidente stradale (come Eluana Englaro Glaswos Coma scale di 3-4 grado) avvenuto a Catania l’11 settembre del 2003, riportando danni assonali diffusi che interessava anche la ragione ponto-mesencefalica entrando in coma, successivamente trapassando lo stato vegetativo permanente. Ho vissuto nell'incubo per quasi due anni, incredibilmente nel 2005, mi risveglio e riesco a raccontare che io sentivo e capivo tutto.
Durante il mio stato vegetativo io avvertivo e sentivo di avere fame e sete, non avvertivo solamente il sapore del cibo,
Finalmente oggi riesco a sentire il sapore del cibo perchè riesco ad essere nutrito dalla bocca (fino ad oggi sono portatore di PEG).
Io sentivo ma nessuno mi capiva. Capivo cosa mi succedeva intorno, ma non potevo parlare, non riuscivo a muovere le gambe, le braccia e qualsiasi cosa volevo fare, ero imprigionato nel mio stesso corpo proprio come lo sono oggi.
Provo con tutta la mia disperazione, con il pianto, con gli occhi, ma niente, i medici troncavano ogni speranza, per loro ero un "vegetale" e che i miei movimenti oculari erano solo casuali, insomma non ero cosciente.
Sentivo i medici dire che la mia morte era solo questione di tempo, ed iniziavo ad aprire e chiudere gli occhi per attirare l'attenzione di chi mi stava attorno. I medici parlavano sempre di stato vegetativo permanente ed irreversibile, lo ribadivano e lo scrivevano.
Io riesco a comunicare tramite un computer, selezionando con gli occhi le lettere sullo schermo.
Oggi a distanza di quasi 5 anni vivo da paralizzato, la mia patologia è quella che si chiama sindrome assimilabile alla Loked.in “uomo incatenato”. La mia storia la raccontai anche a Piergiorgio Welby, supplicandolo “inutilmente” di lottare per la vita.
Dal mio letto di quasi resuscitato alla vita, voglio gridare a tutto il mondo il mio straziante e silenzioso urlo.
Questa sentenza di morte emessa nei confronti di Eluana Englaro è veramente una sentenza agghiacciante, se applicata, si inizia la nuova era dell'eutanasia con l'eliminazione di tutti i disabili gravissimi che aspettano e sperano anche nella scienza.
Il mio è il pensiero semplice di chi ha sperimentato indicibili sofferenze fisiche e psicologiche, di chi è arrivato a sfiorare il baratro oltre la vita ma era ancora vivo, di chi è stato lungamente giudicato dalla scienza di mezza Europa un vegetale senza possibile ritorno tra gli uomini e invece sentiva irresistibile il desiderio di comunicare a tutti la propria voglia di vivere.
Durante quegli interminabili due anni di prigionia nel mio corpo intubato e senza nervi, ero io il muto o eravate voi, uomini troppo sapienti e sani, i sordi? Ringrazio i miei cari che, soli contro tutti, non si sono mai stancati di tenere accesa la fiammella della comunicazione con questo mio corpo martoriato e con questo mio cuore affranto, ma soprattutto con questa mia anima rimasta leggera, intatta e vitale come me la diede Iddio.
Ringrazio chi, anche durante la mia "vita vegetale", mi parlava come uomo, mi confortava come amico, mi amava come figlio, come fratello, come padre.
Dove sarebbe finita l’umana solidarietà se coloro che mi stavano attorno durante la mia sofferenza avessero tenuto d’occhio solo la spina da sfilare del respiratore meccanico, pronti a cedermi come trofeo di morte, col pretesto che alla mia vita non restava più dignità?
La mia famiglia sfidava la scienza e la statistica dei grandi numeri svenandosi nel girovagare con me in camper per ospedali e ambulatori lontani. Urlando in TV (porta a porta e similari) minacce e improperi contro la generale indifferenza per il mio stato d’abbandono.
Vi ricordate di quel piccolo neonato anencefalico di Torino, fatto nascere per dare inutilmente e anzitempo gli organi e poi morire? Vi ricordate che dalla sua fredda culla d’ospedale un giorno strinse il dito della sua mamma, mentre i medici quasi sprezzanti spacciavano quel gesto affettuoso per un riflesso meccanico da avvizzita foglia d’insalata? Cara Mamma, quando mi coprivi di baci e di preghiere, anch’io avrei voluto stringerti quella mano rugosa e tremante, ma non ce la facevo a muovermi, né a parlare, mi limitavo a regalarti lacrime anziché suoni. Erano lacrime disprezzate da celebri rianimatori e neurologi, grandi "esperti" di qualità di vita, ma era l’unico modo possibile di balbettare come un neonato il mio più autentico inno all’esistenza avuta in dono da te e da lui.
Sì, la vita, quel dono originale, irripetibile e divino che non basta la legge o un camice bianco a togliercela, addirittura, chissà come, a fin di bene, con empietà travestita di finta dolcezza.
Credetemi, la vita è degna d’essere vissuta sempre, anche da paralizzato, anche da intubato, anche da febbricitante e piagato.
Signor Presidente della Repubblica, solo il suo intervento (ma con i fatti) potrà evitare ulteriori richiste di eutanasia, in alternativa ordini di chiudere tutti i reparti di rianimazione.
16 Luglio 2008
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La Sentenza di Morte emessa dal Tribunale di Milano nei confronti di Eluana Englaro è veramente agghiacciante, fa venire i brividi cancellando definitivamente le nostre speranze e condannando duramente tutti i disabili gravissimi, mi chiedo cosa ne sanno i Tribunali e la Scienza Medica dello Stato Vegetativo? di cosa si sono accertati? esistono dei parametri! e dei criteri validi per confermarne l'irreversibilità? Assolutamente NO.
Rimango scioccato dal duello che appare solamente tra il Sig Englaro e la Chiesa, e noi protagonsti direttamente coinvolti, nulla di tutto ciò,
Staccare il sondino che porta l'alimentazione sarà una morte veramente atroce, la definirei alquanto orribile.
La definizione di Stato Vegetativo PERMANENTE si riferisce invece ad una prognosi sottoposta a gravi margini di errore.
Non esistono tutt’oggi validi criteri per accertare l'irreversibilità del Coma e dello Stato Vegetativo.
Prova schiacciante senza ombra di dubbio è la mia storia, quest'ultima confermata anche da Bob Schindler fratello di Terri Schiavo.
Oggi ho quasi 43 anni, sono stato vittima di uno spaventoso incidente stradale (come Eluana Englaro Glaswos Coma scale di 3-4 grado) avvenuto a Catania l’11 settembre del 2003, riportando danni assonali diffusi che interessava anche la ragione ponto-mesencefalica entrando in coma, successivamente trapassando lo stato vegetativo permanente. Ho vissuto nell'incubo per quasi due anni, incredibilmente nel 2005, mi risveglio e riesco a raccontare che io sentivo e capivo tutto.
Durante il mio stato vegetativo io avvertivo e sentivo di avere fame e sete, non avvertivo solamente il sapore del cibo,
Finalmente oggi riesco a sentire il sapore del cibo perchè riesco ad essere nutrito dalla bocca (fino ad oggi sono portatore di PEG).
Io sentivo ma nessuno mi capiva. Capivo cosa mi succedeva intorno, ma non potevo parlare, non riuscivo a muovere le gambe, le braccia e qualsiasi cosa volevo fare, ero imprigionato nel mio stesso corpo proprio come lo sono oggi.
Provo con tutta la mia disperazione, con il pianto, con gli occhi, ma niente, i medici troncavano ogni speranza, per loro ero un "vegetale" e che i miei movimenti oculari erano solo casuali, insomma non ero cosciente.
Sentivo i medici dire che la mia morte era solo questione di tempo, ed iniziavo ad aprire e chiudere gli occhi per attirare l'attenzione di chi mi stava attorno. I medici parlavano sempre di stato vegetativo permanente ed irreversibile, lo ribadivano e lo scrivevano.
Io riesco a comunicare tramite un computer, selezionando con gli occhi le lettere sullo schermo.
Oggi a distanza di quasi 5 anni vivo da paralizzato, la mia patologia è quella che si chiama sindrome assimilabile alla Loked.in “uomo incatenato”. La mia storia la raccontai anche a Piergiorgio Welby, supplicandolo “inutilmente” di lottare per la vita.
Dal mio letto di quasi resuscitato alla vita, voglio gridare a tutto il mondo il mio straziante e silenzioso urlo.
Questa sentenza di morte emessa nei confronti di Eluana Englaro è veramente una sentenza agghiacciante, se applicata, si inizia la nuova era dell'eutanasia con l'eliminazione di tutti i disabili gravissimi che aspettano e sperano anche nella scienza.
Il mio è il pensiero semplice di chi ha sperimentato indicibili sofferenze fisiche e psicologiche, di chi è arrivato a sfiorare il baratro oltre la vita ma era ancora vivo, di chi è stato lungamente giudicato dalla scienza di mezza Europa un vegetale senza possibile ritorno tra gli uomini e invece sentiva irresistibile il desiderio di comunicare a tutti la propria voglia di vivere.
Durante quegli interminabili due anni di prigionia nel mio corpo intubato e senza nervi, ero io il muto o eravate voi, uomini troppo sapienti e sani, i sordi? Ringrazio i miei cari che, soli contro tutti, non si sono mai stancati di tenere accesa la fiammella della comunicazione con questo mio corpo martoriato e con questo mio cuore affranto, ma soprattutto con questa mia anima rimasta leggera, intatta e vitale come me la diede Iddio.
Ringrazio chi, anche durante la mia "vita vegetale", mi parlava come uomo, mi confortava come amico, mi amava come figlio, come fratello, come padre.
Dove sarebbe finita l’umana solidarietà se coloro che mi stavano attorno durante la mia sofferenza avessero tenuto d’occhio solo la spina da sfilare del respiratore meccanico, pronti a cedermi come trofeo di morte, col pretesto che alla mia vita non restava più dignità?
La mia famiglia sfidava la scienza e la statistica dei grandi numeri svenandosi nel girovagare con me in camper per ospedali e ambulatori lontani. Urlando in TV (porta a porta e similari) minacce e improperi contro la generale indifferenza per il mio stato d’abbandono.
Vi ricordate di quel piccolo neonato anencefalico di Torino, fatto nascere per dare inutilmente e anzitempo gli organi e poi morire? Vi ricordate che dalla sua fredda culla d’ospedale un giorno strinse il dito della sua mamma, mentre i medici quasi sprezzanti spacciavano quel gesto affettuoso per un riflesso meccanico da avvizzita foglia d’insalata? Cara Mamma, quando mi coprivi di baci e di preghiere, anch’io avrei voluto stringerti quella mano rugosa e tremante, ma non ce la facevo a muovermi, né a parlare, mi limitavo a regalarti lacrime anziché suoni. Erano lacrime disprezzate da celebri rianimatori e neurologi, grandi "esperti" di qualità di vita, ma era l’unico modo possibile di balbettare come un neonato il mio più autentico inno all’esistenza avuta in dono da te e da lui.
Sì, la vita, quel dono originale, irripetibile e divino che non basta la legge o un camice bianco a togliercela, addirittura, chissà come, a fin di bene, con empietà travestita di finta dolcezza.
Credetemi, la vita è degna d’essere vissuta sempre, anche da paralizzato, anche da intubato, anche da febbricitante e piagato.
Signor Presidente della Repubblica, solo il suo intervento (ma con i fatti) potrà evitare ulteriori richiste di eutanasia, in alternativa ordini di chiudere tutti i reparti di rianimazione.
16 Luglio 2008
16 febbraio 2009
Noi e il corpo, di Alessandro Bergonzoni
Da L'Espresso online
L'intervento appassionato dell'attore bolognese, testimonial della Casa dei Risvegli, contro gli 'stitici orizzonti' dell'uomo. Contro il suo finto essere pietoso e la sua impossibilità di andare oltre l'audience del nulla, dove si dimostra che la religione non c'entra nulla e che dobbiamo riappropriarci dell'esperienza, della realtà.
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Una certa giornalista Rai che ha visto (o solo guardato?) Eluana anzi, il suo corpo, ha usato queste parole "bel pigiama", con la "lingua che penzolava e la bava? ", con "l'espressione dei cerebrolesi" e altre banalità gravi, non innocue e che vanno oltre il concetto di rispetto ma ciò che è peggio di intelligenza. Chiunque può decidere cosa pensare di ciò che vede e ciò che sente, ma c'è un limite a tutto.
Ma cosa è un cerebroleso? Cosa è così inguardabile o improponibile quasi come una minaccia fosse il "se vedeste"? Che idea ci si fa del danno e delle differenze, del male e della diversità? Della bellezza e della deformazione? Non sarà che a forza di guardabile, informazione, cronaca e inviati di tutti i generi, certe categorie non hanno più la capacità di discernimento, di osservazione di sensibilità, di tatto intellettuale? Troppi Grandi fratelli? Troppa realtà come alibi di fronte all'enormità dell'esistenza? Troppa tv come scuola? Con raccapriccio non mi raccapezzo più. Ma cosa avete visto fino a oggi, dove vivete? Avevate bisogno del clamore di una storia come questa per vedere i dolori i cambiamenti le metamorfosi? Che tristezza, che pochezza, che anime storte, che povertà assoluta?
Queste frasi sono inumane non la vita artificiale e la sua sovrumanità! Che pena la finta pena penosa, che basso profilo? Ma quando si insorge, quando ci si ribella al poco, al corto, al personale bieco, all'incapacità di vedere oltre? Chi potrà mai insegnare a certa stampa e a certi addetti ai lavori, non l'etica, non la morale, non la fede, o la costituzione, ma l'esistere, l'incommensurabile, il metafisico, la trascendenza?
Quale istruzione, dio, vita, presidente servirebbe, quali esempi, quale coinvolgimento, per far sì che l'uomo cominci ad allargare i suoi stitici orizzonti, le paure frustranti, questo bastarsi ormai consunto? E ci chiediamo perché interessa di più un'hostes che ciancia, ci si dimette per mancanza di attenzione, ci si stupisce per l'audience del nulla? Le risposte sono già dentro le domande: non guardiamo altro che quello che crediamo, mai oltre il
sembra, mai più in la del maledetto e solo reale, mai un sesto senso, mai energia ulteriore, solo casi, scoop, avvenimenti? Incapaci di saper avvenire, solo preda dell'avvenenza, del piacevole, del presentabile, dell'accettabile, e così lasciamo solo alla chiesa la parola anima, ad una fede la parola infinito, alla scienza e al diritto il parlare delle norme e mai dell'"enorme", dell'indicibile, dell'impossibile.
Ma in un ospedale prima di questo caso, in una rianimazione, in un manicomio, in un ospizio, ci siamo mai andati? E a vedere cosa? A cercare chi? Tutte quelle malattie rare, genetiche, invasive e devastanti che coccoliamo nelle sedi utili e importanti come Thelethon o altro, fan parte dei nostri risparmi di beneficenza o possono renderci alti e altri?
Qui non c'entra più il caso Englaro e si lasci stare il mondo di una famiglia comunque devasta; si tratta ormai di altri mondi e di altre devastazioni, è una cultura che manca a tanti di vedere dentro, la mania di pensare solo alla ricerca scientifica e mai a quella interiore, l'abitudine di parlare solo di politica, di sociale, di civile (certo necessario ma non prima di aver scavato altrove,con altre preparazioni), ma mai di oltrepassare il "posso", di urlarsi, di scendersi nella piazza interiore, di scoperchiare le fobie dell'ansia di sicurezza che dividerà sempre il malato, il diverso, il devastato, da chi sta bene (bene? Leggendo certi pareri ci sarebbe da fare sedute fiume, puntate illimitate su cosa sia il bene, il bello, il buono, l'inguardabile, degno e incredibile).
Capi di partito che credevano Eluana la stessa della foto, altri che immaginavano tubi e macchine, altri che non credevano o preferivano travisare, inventare, sperare? Non si tratta più di legge o no di testamento biologico, qui è una logica problematica, la logica di non concepire l'inconcepibile, di interessarsi alla morte solo davanti alla morte, di schieramenti e di vittorie, ma non si passa mai a cercare il sé, solo l'io, solo ciò che appare, che riusciamo e conviene, ciò che si ha, che ci accontenta allargando le braccia all'evidenza: possiamo chiederci quale evidenza per chi e per quanto ancora? Possiamo. È democratico? Lecito? Rispettoso? O bisogna stare in silenzio?
Prima di pensare come accettare il legiferare, come arrivare davanti a un notaio per il nostro libero futuro, proviamo ad aprire il dibattito nel nostro parlamento intimo, nel governo privato, nella repubblica interiore, per non farci impalare da persone che pensano senza pensieri, che confondono sogni con desideri, corpo con utilità e vivacità, vita con la "loro" vita, soddisfazioni e progetti con gioventù, esistenza unilaterale e dogmatica, quella sì, privi di forza d'anima.
Non c'entrano più chiesa e stato, scienza o giurisprudenza, giovani o diseredati, barboni o stati vegetativi, siamo noi in coma da una vita, idratati solo dalle notizie e alimentati artificialmente dal reale, dal presente, dal comodo, dall'unica verità.
Basta! No non ci basta! Che la rivelazione ci sfoderi il terzo occhio, che lo stato che ci interessa di più sia quello di cambiare stato d'animo, di giudicare quel che sembra non muoversi, fermo: gli infermi di mente mi preoccupano meno dei fermi di mente. Altri Englaro si ribellino in nome dei loro "cerebrolesi", dei loro inesistenti, dei loro spenti, chiedano a governo e presidenti ciò che spetta loro di diritto (anche questo è un diritto se si vuole pari o superiore all'autodeterminazione) così da non far più dire a certi uomini che la verità sta solo e soltanto dalla loro parte. E il dubbio? Un bel forse davanti al limite soprattutto "nostro"? Non sfiora quella giornalista così sconvolta, sconvolta da se stessa?
Smettiamo di indossare solo i panni di attore, di giornalista, di dottore, di industriale, di sano e cominciamo altri mestieri, misteri, abbracciando gli enigmi, toccando la complessità delle meraviglie, accarezzando la difficoltà imprescindibile, con un bel salto nel pieno lasciando parcheggiato il vuoto vicino alla rabbia e alla sua scusa. (E se vogliamo e voliamo dopo parliamo anche d'amore.)
Chiedo molto. Perché è di molto che abbiamo bisogno, il poco abbiamo visto i danni che fa, le metastasi culturali i tumori intellettuali che ci arreca. Forse molti di noi dovrebbero portare la scritta "posso nuocere gravemente alla salute". Certo molti possono dire io non sono così: ma come esiste il fumo passivo, esistono anche altre passività dannosissime se perpetrate, inalate subite. Anche questo rientra nelle libertà subliminali e sublimi, non scordiamolo, dato che giustamente amiano tanto la memoria? Solo che certe malattie la scienza pretende di vederle e curarle altre non le vuole vedere nè guarire perchè significherebbe mettere finalmente in dubbio la propria curassica certezza, i personali poteri (nel senso di limite camuffato), a dispetto di una potenza che all'essere umano non deve essere più preclusa se si vuole continuare a piangere, protestare, pretendere giustizia, desiderare crescere, cambiare la "nostra" condizione condizionata, o troppo umana. Non possiamo più dire di non saperlo.
Se vorremo potremo pure staccare la spina, ma almeno continuiamo ad annusare prima la rosa! Da un nauseato non sopportatore silenzioso di dogmi e da un umile e rispettoso ma non modesto amante del dubbio e della mutazione.
(13 febbraio 2009)
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Noi-e-il-corpo-di-Eluana/2066027&ref=hpsp
L'intervento appassionato dell'attore bolognese, testimonial della Casa dei Risvegli, contro gli 'stitici orizzonti' dell'uomo. Contro il suo finto essere pietoso e la sua impossibilità di andare oltre l'audience del nulla, dove si dimostra che la religione non c'entra nulla e che dobbiamo riappropriarci dell'esperienza, della realtà.
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Una certa giornalista Rai che ha visto (o solo guardato?) Eluana anzi, il suo corpo, ha usato queste parole "bel pigiama", con la "lingua che penzolava e la bava? ", con "l'espressione dei cerebrolesi" e altre banalità gravi, non innocue e che vanno oltre il concetto di rispetto ma ciò che è peggio di intelligenza. Chiunque può decidere cosa pensare di ciò che vede e ciò che sente, ma c'è un limite a tutto.
Ma cosa è un cerebroleso? Cosa è così inguardabile o improponibile quasi come una minaccia fosse il "se vedeste"? Che idea ci si fa del danno e delle differenze, del male e della diversità? Della bellezza e della deformazione? Non sarà che a forza di guardabile, informazione, cronaca e inviati di tutti i generi, certe categorie non hanno più la capacità di discernimento, di osservazione di sensibilità, di tatto intellettuale? Troppi Grandi fratelli? Troppa realtà come alibi di fronte all'enormità dell'esistenza? Troppa tv come scuola? Con raccapriccio non mi raccapezzo più. Ma cosa avete visto fino a oggi, dove vivete? Avevate bisogno del clamore di una storia come questa per vedere i dolori i cambiamenti le metamorfosi? Che tristezza, che pochezza, che anime storte, che povertà assoluta?
Queste frasi sono inumane non la vita artificiale e la sua sovrumanità! Che pena la finta pena penosa, che basso profilo? Ma quando si insorge, quando ci si ribella al poco, al corto, al personale bieco, all'incapacità di vedere oltre? Chi potrà mai insegnare a certa stampa e a certi addetti ai lavori, non l'etica, non la morale, non la fede, o la costituzione, ma l'esistere, l'incommensurabile, il metafisico, la trascendenza?
Quale istruzione, dio, vita, presidente servirebbe, quali esempi, quale coinvolgimento, per far sì che l'uomo cominci ad allargare i suoi stitici orizzonti, le paure frustranti, questo bastarsi ormai consunto? E ci chiediamo perché interessa di più un'hostes che ciancia, ci si dimette per mancanza di attenzione, ci si stupisce per l'audience del nulla? Le risposte sono già dentro le domande: non guardiamo altro che quello che crediamo, mai oltre il
sembra, mai più in la del maledetto e solo reale, mai un sesto senso, mai energia ulteriore, solo casi, scoop, avvenimenti? Incapaci di saper avvenire, solo preda dell'avvenenza, del piacevole, del presentabile, dell'accettabile, e così lasciamo solo alla chiesa la parola anima, ad una fede la parola infinito, alla scienza e al diritto il parlare delle norme e mai dell'"enorme", dell'indicibile, dell'impossibile.
Ma in un ospedale prima di questo caso, in una rianimazione, in un manicomio, in un ospizio, ci siamo mai andati? E a vedere cosa? A cercare chi? Tutte quelle malattie rare, genetiche, invasive e devastanti che coccoliamo nelle sedi utili e importanti come Thelethon o altro, fan parte dei nostri risparmi di beneficenza o possono renderci alti e altri?
Qui non c'entra più il caso Englaro e si lasci stare il mondo di una famiglia comunque devasta; si tratta ormai di altri mondi e di altre devastazioni, è una cultura che manca a tanti di vedere dentro, la mania di pensare solo alla ricerca scientifica e mai a quella interiore, l'abitudine di parlare solo di politica, di sociale, di civile (certo necessario ma non prima di aver scavato altrove,con altre preparazioni), ma mai di oltrepassare il "posso", di urlarsi, di scendersi nella piazza interiore, di scoperchiare le fobie dell'ansia di sicurezza che dividerà sempre il malato, il diverso, il devastato, da chi sta bene (bene? Leggendo certi pareri ci sarebbe da fare sedute fiume, puntate illimitate su cosa sia il bene, il bello, il buono, l'inguardabile, degno e incredibile).
Capi di partito che credevano Eluana la stessa della foto, altri che immaginavano tubi e macchine, altri che non credevano o preferivano travisare, inventare, sperare? Non si tratta più di legge o no di testamento biologico, qui è una logica problematica, la logica di non concepire l'inconcepibile, di interessarsi alla morte solo davanti alla morte, di schieramenti e di vittorie, ma non si passa mai a cercare il sé, solo l'io, solo ciò che appare, che riusciamo e conviene, ciò che si ha, che ci accontenta allargando le braccia all'evidenza: possiamo chiederci quale evidenza per chi e per quanto ancora? Possiamo. È democratico? Lecito? Rispettoso? O bisogna stare in silenzio?
Prima di pensare come accettare il legiferare, come arrivare davanti a un notaio per il nostro libero futuro, proviamo ad aprire il dibattito nel nostro parlamento intimo, nel governo privato, nella repubblica interiore, per non farci impalare da persone che pensano senza pensieri, che confondono sogni con desideri, corpo con utilità e vivacità, vita con la "loro" vita, soddisfazioni e progetti con gioventù, esistenza unilaterale e dogmatica, quella sì, privi di forza d'anima.
Non c'entrano più chiesa e stato, scienza o giurisprudenza, giovani o diseredati, barboni o stati vegetativi, siamo noi in coma da una vita, idratati solo dalle notizie e alimentati artificialmente dal reale, dal presente, dal comodo, dall'unica verità.
Basta! No non ci basta! Che la rivelazione ci sfoderi il terzo occhio, che lo stato che ci interessa di più sia quello di cambiare stato d'animo, di giudicare quel che sembra non muoversi, fermo: gli infermi di mente mi preoccupano meno dei fermi di mente. Altri Englaro si ribellino in nome dei loro "cerebrolesi", dei loro inesistenti, dei loro spenti, chiedano a governo e presidenti ciò che spetta loro di diritto (anche questo è un diritto se si vuole pari o superiore all'autodeterminazione) così da non far più dire a certi uomini che la verità sta solo e soltanto dalla loro parte. E il dubbio? Un bel forse davanti al limite soprattutto "nostro"? Non sfiora quella giornalista così sconvolta, sconvolta da se stessa?
Smettiamo di indossare solo i panni di attore, di giornalista, di dottore, di industriale, di sano e cominciamo altri mestieri, misteri, abbracciando gli enigmi, toccando la complessità delle meraviglie, accarezzando la difficoltà imprescindibile, con un bel salto nel pieno lasciando parcheggiato il vuoto vicino alla rabbia e alla sua scusa. (E se vogliamo e voliamo dopo parliamo anche d'amore.)
Chiedo molto. Perché è di molto che abbiamo bisogno, il poco abbiamo visto i danni che fa, le metastasi culturali i tumori intellettuali che ci arreca. Forse molti di noi dovrebbero portare la scritta "posso nuocere gravemente alla salute". Certo molti possono dire io non sono così: ma come esiste il fumo passivo, esistono anche altre passività dannosissime se perpetrate, inalate subite. Anche questo rientra nelle libertà subliminali e sublimi, non scordiamolo, dato che giustamente amiano tanto la memoria? Solo che certe malattie la scienza pretende di vederle e curarle altre non le vuole vedere nè guarire perchè significherebbe mettere finalmente in dubbio la propria curassica certezza, i personali poteri (nel senso di limite camuffato), a dispetto di una potenza che all'essere umano non deve essere più preclusa se si vuole continuare a piangere, protestare, pretendere giustizia, desiderare crescere, cambiare la "nostra" condizione condizionata, o troppo umana. Non possiamo più dire di non saperlo.
Se vorremo potremo pure staccare la spina, ma almeno continuiamo ad annusare prima la rosa! Da un nauseato non sopportatore silenzioso di dogmi e da un umile e rispettoso ma non modesto amante del dubbio e della mutazione.
(13 febbraio 2009)
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Noi-e-il-corpo-di-Eluana/2066027&ref=hpsp
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