29 agosto 2009

ESPA (PD): Scuola sarda, la battaglia necessaria. il fallimento conclamato della riforma Gelmini porta disoccupazione in tutta Italia Necessario con urgenza allargare gli ammortizzatori sociali ai precari della scuola.

ESPA (PD): Scuola sarda, la battaglia necessaria. Il fallimento conclamato della riforma Gelmini porta disoccupazione in Sardegna e tutta Italia.
Necessario con urgenza allargare gli ammortizzatori sociali ai precari della scuola, lavoratori dell'industria della conoscenza.
Rilanciamo la vertenza in Consiglio Regionale e nella prossima finanziaria.
Si mobilitino i consigli comunali e provinciali sardi in difesa delle loro scuole del territorio.


Le notizie di oggi che vedono precari che hanno insegnato da anni ritrovarsi improvvisamente senza lavoro, spesso marito e moglie contemporaneamente, purtroppo ci danno ragione, avevamo chiesto per tempo il 17 luglio (leggi qui) al Consiglio regionale e alla Giunta regionale l'apertura di una vertenza con il governo nazionale per difendere la scuola in Sardegna, per salvaguardare le sue specificità, ma avevano pensato di bocciare irresponsabilmente la nostra proposta come ordine di scuderia per difendere i ministri di Roma e ratificare un accordo inapplicabile con la Gelmini...
Eravamo rimasti stupefatti  dalle dichiarazioni del Ministro Gelmini sulla scuola in Sardegna e sull'assunzione di precari del luglio scorso. Prima con la sua disastrosa riforma crea 2200 licenziamenti in Sardegna, povertà e apprensione nelle famiglie , chiude classi ed aule nei paesi di montagna e nelle zone urbane delle città a più rischio di emarginazione, taglia posti di sostegno contro i diritti degli alunni con disabilità e delle loro famiglie e poi aveva annunciato trionfante che venivano riassunti 2000 precari vittime della sua riforma. E tutto questo con fondi della Sardegna, senza mettere un soldo come oramai è abituale da parte del governo Berlusconi. Ovviamente non è successo nulla. E' la cronaca di oggi, non il parere dell'opposizione in consiglio regionale.

Non capiamo la posizione dell'assessore Baire: aspetta ancora? appalta il governo del suo assessorato alla Gelmini, allo Stato? Il protocollo di intesa da lei firmato in quei giorni (contestato fortemente da tutti i sindacati)  sarà scarsamente applicabile e al di fuori delle procedure obiettive e trasparenti previste dai percorsi di assunzione del personale della scuola. Inoltre sappiamo tutti che la riforma Gelmini crea circa 2200 posti a rischio nel precariato storico della Sardegna (1600 docenti e 600 circa personale non docente). Come è stranoto il costo lordo medio mensile delle assunzioni è pari a circa 2000 euro al mese lordi ed è facile capire che il reale fabbisogno è di poco più di 50 milioni di euro, e non i 20 milioni sbandierati dalla Gelmini e dalla Baire, sottratti comunque ai fondi già destinati dalla regione alla scuola sarda. In ogni caso mettono in conto almeno 1000 disoccupati, un danno gravissimo.

Ma la battaglia sulla scuola non si deve fermare: in Consiglio Regionale riproporremo la vertenza scuola e chiediamo con urgenza, come ha laconicamente proposto addirittura il presidente della Regione Lombardia Formigoni che ha visto improvvisamente per colpa della riforma Gelmini  migliaia di docenti senza lavoro, l'allargamento urgente degli ammortizzatori sociali ai precari della scuola.
E le comunità locali, i sindaci, i Consiglieri comunali e provinciali di tutta la Sardegna iniziano a farsi sentire preparando nelle loro aule atti amministrativi che facciano sentire direttamente la voce dei loro territori. In difesa di una Istituzione che in tempo di crisi non può essere che rafforzata, incentivata in presenza e qualità, per permettere ai nostri figli di essere pronti e preparati quando ci sarà la ripresa e non essere sorpassati in competenze e preparazione dai loro coetanei di tutto il mondo.

Perchè non dobbiamo dimenticare che la saggezza sociale dei nostri padri, dei nostri nonni, pastori, agricoltori, pur di farci avere un futuro migliore, hanno da sempre lottato per avere più Scuola, per l'istruzione delle nuove generazioni, per la loro emancipazione da povertà e sottosviluppo.


Marco Espa, consigliere regionale




26 agosto 2009

Legge 162 e assegni di cura, Marco Espa (PD): l'amore non si paga

Assegni di cura: Il decreto regionale assessoriale 31 del 30 luglio scorso che stabilisce i criteri per destinare, tramite i Comuni, 4 milioni di euro alle famiglie che assistono e curano disabili è nullo, va rifatto e prima è necessario per legge il parere della commissione Consiliare Sanità e politiche sociali.


I sindacati e le associazioni delle persone con disabilità facciano sentire la loro voce e chiedano di essere auditi esprimendo la loro posizione nel merito.



La norma della finanziaria 2009 è stata sostituita dall'emendamento bipartisan al collegato alla finanziaria dell'agosto 2009 (primi firmatari Marco Espa e Franco Meloni, L.R. 3/2009 art 7 comma 9 leggi qui) approvato con voti unanimi dall'aula due giorni prima dell'emissione del decreto assessoriale.


Le direttive dell'assessorato non vanno quindi per ora prese in considerazione, l'assessore Liori dovrà fare un nuovo decreto da inviare alla Settima commissione sanità e politiche sociali del Consiglio Regionale. Ed è li, se i sindacati e le associazioni di familiari e di persone con disabilità vorranno, potranno istituzionalmente dire la loro per regolamentare la materia secondo le maggiori necessità delle persone con grave disabilità.

L'obiettivo del Consiglio regionale rimane quello di fornire maggiori servizi alle situazioni più estreme, più gravi.

Inoltre esiste uno scontro tra due visioni sostanziali trasversali al Consiglio Regionale: C'è chi come Marco Espa, genitore e Vicepresidente della Commissione regonale Sanità, gran parte dell'opposizione ma anche larghe parti della maggioranza  non vogliono, in continuità con il sistema in vigore in Sardegna fin dal 2000, che l'assegno di cura, gli interventi si limitino a mere erogazioni monetarie in favore delle persone con disabilità o delle loro famiglie senza avere servizi corrispettivi.

"I soldi – dichiara Marco Espa - fanno piacere a tutti (per quello ci sono già le pensioni di invalidità) ma in Sardegna abbiamo adottato un modello diverso, più responsabile e di qualità. Fin dall'anno 2000 il successo degli interventi sulla disabilità grave in Sardegna (riconosciuto in tutt'Italia, leggi qui e qui - oltre 20000 progetti finanziati nell'anno 2008 che hanno portato più di 8000 posti di lavoro) è dovuto alla personalizzazione e alla coprogettazione tra ente locale famiglie e persone con disabilità dei servizi ricevuti, personalizzati perchè la stessa persona con disabilità e la sua famiglia ha il potere  uscendo dalla logica della mera elargizione assistenzialistica, di scegliere e revocare l'operatore addetto all'assistenza su basi qualitative : l'amore non si paga, i soldi arrivano solo a rimborso di servizi reali regolarmente fatturati. Questa, ricordo, non è una legge contro la povertà ma è una legge per i diritti umani e la qualità della vita delle persone in situazioni più gravi. Non vogliamo che qualcuno incassi i contributi regionali e poi per necessità o volontà, ci si limiti a comprare la tv al plasma nuova o un pezzo dell'auto ,mentre la qualità della vità della persona disabile e della sua famiglia rimane invariata.


Noi opposizione inoltre abbiamo lamentato che i 4 milioni di euro destinati alle situazioni con maggiore carico familiare a causa dello stato di gravità fossero reperiti sempre dal fondo già destinato alle persone con disabilità, cioè si da alle famiglie togliendo ad altre famiglie. Ci volevano risorse aggiuntive. Lo chiederemo nella prossima finanziaria.


La Cisl ha inotre ragione a dire che non possiamo persare che l'intervento sia rivolto solo a persone in povertà conclamata: ricordo come il 13 maggio 2009 il Tar di Cagliari ha emesso una sospensiva di una famiglia con reddito superiore ai limiti ribadando il principio che in base al decreto legislativo 130 del 2000 (solo nei casi di disabilità grave certificata ai sensi dell'art 3 comma 3 della legge 104) va considerato sempre ed esclusivamente il reddito della persona con disabilità e non della sua famiglia. Questo per ribadire che si tratta di un intervento per la persona e i suoi diritti, non contro la povertà: quando si vuole favorire l'industria dell'auto si favorisce la rottamazione delle auto senza chiedere il reddito di chi usufruirà il contributo statale, a maggior ragione se si vuole sostenere la famiglia in situazione di gravità, come avviene per la sanità in generale, l'intervento deve essere disponibile per tutti, come fino ad oggi è successo in Sardegna.

C'è da dire che la vecchia norma oramai non più efficace (per la quale ricordo abbiamo votato contro in legge finanziaria) non era chiara e in particolare non era precisata quale era la platea dei possibili beneficiari. Prima di una seria riforma migliorativa del settore è obbligatorio consultare le associazioni delle persone con disabilità e le loro organizzazioni e attivare la procedura per la costituzione della Consulta regionale per la disabilità"



18 agosto 2009

La Nuova Sardegna: Poetto, sette anni di silenzio, Marco Espa "Ora il ripascimento controllato"

Il Comune tace, l’opposizione: «Rimediamo ai danni»
Il ripascimento è stato realizzato senza il rispetto del capitolato d’appalto
Espa: "Iniziare una nuova fase col controllo della città"

di Roberto Paracchini, oggi 18 agosto 2009

CAGLIARI. «Ora si dovrà creare un parco-Poetto», propone Marco Espa, consigliere comunale e regionale del Pd nel commentare la decisione della Corte dei conti di far pagare politici e tecnici per i danni causati dal ripascimento al Poetto.
«Si tratta anche di una sentenza che chiarise i limiti della separatezza tra tecnici e politici - afferma Ninni Depau (capo gruppo del Pd in consiglio comunale) - e questo è importante perchè spesso gli amministratori si trincerano dietro i primi, mentre anche loro, plaudendo a certi interventi o non intervenendo per bloccarli, si fanno complici. E il Comune continua a tacere».
L’ex presidente della Provincia di Cagliari Sandro Balletto e l’allora assessore Renzo Zirone (Lavori pubblici), più tredici tra esperti, biologi e collaboratori (che avevano rassicurato l’organismo politico sull’efficacia del ripascimento), dovranno versare la somma di 4 milioni e 784mila euro, di cui 797mila per i danni all’immagine della Provincia.
Secondo la sentenza della sezione giurisdizionale della Corte dei conti, pur con funzioni diverse, politici e tecnici hanno violato il capitolato d’appalto del ripascimento. E Balletto e Zirone «risultano pienamente coinvolti nella vicenda in quanto hanno consapevolmente tollerato e infine omesso di impedire» che il tutto arrivasse «all’esito disastroso che ne è derivato». I lavori sono stati infatti eseguiti, si legge nel dispositivo, «in difformità totale dal progetto e dagli atti contrattuali» con materiali «assolutamente scadenti».
L’intervento di ripascimento era stato eseguito in 15 giorni dalla draga Antigoon che aveva riversato sulla battigia 370mila metri cubi di sabbia. I danni sanzionati riguardano la granulometria, maggiore, e le caratteristiche mineralogiche, diverse. A tutti gli imputati ora resta l’appello alla Corte di Roma.
«Credo che a questo punto - continua Espa - si dovrebbe fare un discorso d’area: creare il parco del Poetto con una sua autorità. Poi cercare risorse, anche europee che permettano di riprendere con un cantiere sperimentale. Ma tutto deve esere fatto col coinvolgimento e la partecipazione dei cittadidni. A settembre il Poetto deve ritornare all’attenzione dell’agenda politica». Secondo Massimo Zedda (consigliere comunale e ragionale per La Sinistra) bisognerebbe «reinserire, come era previsto inizialmente, il Poetto nal parco Molentargius, saline (ipotesi poi stralciata). Inoltre occorre vedere la sistemazione del Poetto in modo unitario e con una concertazione tra Cagliari e Quartu». Per Radhauan Ben Amara (consigliere comunale e regionale dei Comunisti italiani) «manca la contaminazione con le altre esperienze del Mediterraneo». Ma soprattutto «non viene considerato per niente il territorio - prosegue - e si agisce nel disprezzo della polis e dei cittadini che, invece, dovrebbero essere sempre coinvolti».

15 agosto 2009

Marco Espa «Le gabbie salariali sono un'assurdità, serve la ribellione»

dall'Unione Sarda 13 agosto
Politici sardi compatti: una proposta che spaccherebbe l'Italia
Il fronte politico sardo si muove compatto contro la proposta avanzata dalla Lega sui redditi collegati alle realtà regionali.
Berlusconi frena, ma la Lega rilancia («le retribuzioni vanno collegate al potere d'acquisto nelle diverse realtà») e le gabbie salariali accendono il dibattito anche in Sardegna. Si alza un muro bipartisan davanti all'offensiva del Carroccio «perché l'Isola subirebbe svantaggi pericolosissimi». Il senatore del Pdl Mariano Delogu evita l'affondo diretto ma la cautela va in una direzione precisa: «Qualunque soluzione si trovi, certo è che non si può immaginare un Italia dove chi lavora di là guadagni più di chi lavora di qua». L'argomento lavoro e costo della vita «è anche assai complicato» e le statistiche «vanno interpretate con un'attenzione particolare».
«SERVE LA RIBELLIONE» Dal Pd, Marco Espa parla di «sudditanza» da parte delle forze alleate della Lega «che deve finire al più presto». Il consigliere regionale chiede la «ribellione» dei rappresentanti del centrodestra «che parta dalla Sardegna», perché poi «saranno loro a dover rendere conto delle gabbie salariali ai lavoratori». Il giudizio sull'iniziativa del Carroccio è categorico: «È una vergogna assurda, i problemi economici non si risolvono in questo modo».
PROBLEMA LAVORO Per il consigliere regionale della Sinistra Massimo Zedda «i problemi del Paese non sono certo le gabbie salariali». Prima «c'è il precariato dilagante, c'è la mancanza di certezza sul lavoro. Tantissimi italiani, e soprattutto tantissimi sardi, hanno difficoltà a finire il mese» E la Lega avrebbe pronto «il passo successivo» per portare avanti il proprio disegno: «Si perderebbe la contrattazione collettiva, con i lavoratori sempre meno tutelati, sia economicamente che sul fronte della sicurezza». D'altronde, «il disegno del Carroccio è chiarissimo: la creazione di un solco sempre più ampio tra Nord e Sud».
VERTENZE DIMENTICATE Paolo Fadda, deputato del Pd, ha una sua idea sulle gabbie salariali: «È una provocazione della Lega. Vuole bloccare l'attenzione che il Governo sta rivolgendo verso il Sud». Ma il Carroccio «sottovaluta il livello di guardia raggiunto dal Mezzogiorno e i problemi di ordine sociale che scoppieranno in autunno». Il parlamentare del centrosinistra si sofferma poi su un particolare «che già dice tanto della disparità di trattamento» tra Nord e Sud: «La stampa nazionale ha seguito passo passo la vertenza Innse di Milano», mentre «il dramma della chimica e delle altre fabbriche sarde passa quasi inosservato a livello nazionale». Anche il coordinatore regionale dei Riformatori Michele Cossa sceglie la stessa linea: «Il risalto dato alle vicende dell'azienda milanese è notevolissimo. E c'erano in gioco soltanto quarantanove posti di lavoro». In Sardegna «le storie di questo tipo sono all'ordine del giorno ma Oltretirreno interessa poco». L'esempio: «Ora c'è il dramma Ineos film, con cento posti di lavoro in bilico. Chi ne parla?». Il consigliere regionale del centrodestra non nasconde la sua preoccupazione sulle gabbie salariali: «Non credo che quella della Lega sia soltanto una battuta». La realtà è che «ci troviamo davanti a una proposta assurda che provocherebbe danni gravissimi alla realtà più deboli come la Sardegna».

«UN'ASSURDITÀ» Il presidente della commissione Lavoro del Consiglio regionale Nicola Rassu (Pdl) parla di «assurdità», di «boutade estiva», che non può andare da nessuna parte: «Dal punto di vista sociale ci troveremmo davanti a un provvedimento di chiaro stampo razzistico», mentre «sotto il profilo economico non si trarrebbe alcun genere di vantaggio». Secondo il rappresentante del centrodestra «una strada di questo tipo spaccherebbe l'Italia in due una volta per tutte».
(g.z.)

13/08/2009

11 agosto 2009

Marco Espa: la newsletter dell' 11 agosto 2009

Ciao a tutti!
Prima delle vacanze estive, un breve aggiornamento e un po' di rendiconto di quello che sto facendo in Consiglio Regionale e per darvi conto di altre notizie sulla mia attività politica e sociale, oltre a presentarvi Francesca Barracciu quale mia candidata alla segreteria regionale del PD che oggi ha presentato la sua candidatura con una conferenza stampa a Cagliari.

Iniziamo dalla legge appena approvata (cd. collegato alla finanziaria,
puoi leggerla cliccando qui).
Il mio voto e il mio giudizio è molto negativo. Non solo per aver legiferato per cambiare con un subemendamento i dirigenti della Sanità sarda (con Mario Bruno e gli altri consiglieri della commissione Sanità la verità sui conti), in un momento nel quale andavano affrontati secondo me solo pochi argomenti ma con decisione per tentare di dare risposte reali alla crisi che colpisce la Sardegna.

La maggioranza ha voluto approvare un testo omnibus, dove ad esempio è stato deciso di dimezzare la tassa per i cacciatori, riducendola da 50 a 25 euro all'anno (!), con un danno per le casse regionali di più di un milione di euro. Un'altra norma da me contestata è stata la sanatoria per coloro che svolgono la professione di Educatore professionale senza avere il titolo di studio. Ancora nessuna risposta per il trasporto e l'assistenza all'educazione degli studenti con disabilità (
puoi leggere qui il mio emendamento) o per i giovani sardi del Servizio Civile (emendamento) che hanno subito un durissimo taglio di fondi dal governo nazionale che ha ridotto la possibilità per 500 giovani sardi di dedicare un anno della loro vita al servizio dei più deboli o degli Enti Locali. Abbiamo poi condotto una forte battaglia per la difesa della scuola sarda contro la riforma Gelmini (emendamento), in un momento di crisi nel quale dobbiamo investire nella conoscenza e nell'istruzione per rendere i nostri giovani serenamente competitivi nei confronti dei loro coetanei di tutto il mondo.

Ma ci sono buone notizie, comunque: ovviamente non potevo e potevamo non lavorare sulle parti positive che danno risposte concrete ai bisogni dei sardi.
Su questo approvato
il mio emendamento che da' nuove regole per gli alluvionati di tutta la Sardegna in materia di rendicontazione dei rimborsi: c'era il rischio che per mancanza di risorse le famiglie dovessero restituire parte dei contributi ricevuti.
Su questo argomento è stata istituita la Direzione generale della Protezione civile sarda, che finalmente coordinerà tutti gli interventi in caso di disastro ambientale, con un
mio emendamento che ha coinciso con analogo della Giunta regionale e che è stato approvato all'unanimità.
Approvato anche il mio
emendamento identico a quello dei colleghi dei Riformatori per evitare che la legge 162 (che finanzia progetti personalizzati per le persone con disabilità grave) potesse diventare una legge che distribuisse denaro a pioggia senza la necessità di documentare le spese per i servizi ottenuti.



Primarie del PD
Infine qualche notizia sulla competizione democratica che il PD (ricordo, unico partito in Italia) si accinge ad effettuare con la partecipazione di chiunque, anche dei non iscritti, per la scelta dei propri massimi dirigenti, ovvero i segretari nazionali e regionali.
Certo, solo pochi anni fa era impensabile che i segretari del maggior partito d'opposizione venisse
scelto non dai soliti noti, nel segreto di qualche salotto riservato, ma attraverso una consultazione popolare. Le primarie, proposte da Prodi, un valore da salvaguardare. Che sia una competizione sui temi vicini alle persone, una competizione tra alleati, non una rissa! Lavorerò per questo.

Io sostengo Francesca Barracciu: vi invito a visitare
il suo sito dove potete leggere la sua idea di partito, la sua/nostra mozione. Ne riparleremo a breve con maggiori dettagli.
A livello nazionale sono con Dario Franceschini:
lo trovi qui e qui

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Notizie dalla redazione marcoespa.it

Leggi tutta la cronaca della discussione in aula del Consiglio Regionale sulla mozione Scuola che ha presentato Marco Espa insieme a tutta l'opposizione. Guarda i video dell'intervento di Marco

Rassegna Stampa

Scuola. La battaglia necessaria. Leggi l'articolo

Pubblica istruzione. Opposizione alla carica dopo la bocciatura della mozione Espa Leggi l'articolo


Alluvione. Approvato nel collegato alla Finanziaria l'emedamento sui rimborsi di cui Marco Espa è il primo firmatario. Leggi l'articolo

Pirri: strade pericolose e incompiute. Interrogazione di Marco Espa al Sindaco di Cagliari

Difendiamo la Scuola anche nella città di Cagliari:
leggi l'Ordine del giorno presentato da Marco e da tutto il centrosinistra cagliaritano 

Marco Espa firma l'appello di SOS Sanità della CGIL nazionale: 
leggi il documento, vedi chi ha aderito e
se vuoi firma anche tu

Un documento dagli Stati Uniti, per non dimenticare e dire no al razzismo strisciante:
Quando i clandestini eravamo noi

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6 agosto 2009

ESPA (PD): Alluvione 2008 e collegato Finanziaria, ora finalmente le famiglie potranno rendicontare esclusivamente il contributo ottenuto.


Cagliari 6 agosto 2009 - dalla Redazione

Approvato in via definitiva ieri il collegato alla finanziaria 2009 che ha visto, all'interno del suo articolato, un importante emendamento con primo firmatario Marco Espa (e approvato dalla giunta prima a dall'intero Consiglio Regionale poi) che prevede per gli alluvionati di tutti gli 80 comuni della Sardegna (da Capoterra a Segariu, da Cagliari a Monserrato) proprietari di prima casa danneggiata la possibilità di rimborsare esclusivamente la parte di contributo regionale concesso e non più il 100% dei danni subiti e periziati. In pratica chi riceve per esempio 25 mila euro di contributo deve presentare fatture giustificative solo per tale importo che è pari al 70 % delle danni periziati, senza dover rendicontare fino al 100% con risorse proprie spesso mancanti, ovvero ben 10 mila euro in più. Il resto dei lavori potrà essere fatto in economia.

“Il mio giudizio politico generale sul collegato alla finanziaria è molto negativo ma per le popolazioni colpite dall'alluvione ci sono novità.
E' una buona notizia - dichiara Marco Espa - ho voluto rimediare ad un problema che stava per pericolosamente investire molte famiglie che non avevano più risorse per finire i lavori per la loro prima casa (non quindi seconde case) e ottenere il saldo dei contributi concessi. Davanti ai danni per decine di migliaia di euro, molte famiglie rischiavano non solo di non ottenere tutto il contributo assegnato ma rischiavano pure di dover restituire parte dei finanziamenti. Ora invece potranno fare lavori fino alla quota di contributo concesso e avere la certezza di ottenere il saldo rendicontando fino a quella quota. Il resto dei lavori - prosegue Espa - si potranno fare con più calma, in economia."

Clicca qui per vedere il testo dell'emedamento Espa approvato, ora diventato legge (art. 9 comma 22)

"Continuo a chiedere che la Regione, che sta procedendo nei pagamenti, rinforzi anche provvisoriamente la task force degli impiegati e funzionari addetti al controllo e alla liquidazione delle pratiche e che ad agosto si lavori nelle liquidazioni dei contributi: alcune famiglie senza le anticipazioni previste dalla legge non hanno ancora potuto iniziare i lavori e l'autunno si riavvicina"

"Su questo - prosegue Espa - l'ulteriore urgenza è la messa in sicurezza del Rio san Girolamo con gli abitanti che vedono riavvicinarsi l'autunno con paura, senza che grandi lavori siano stati avviati. Il Consiglio Regionale deve legiferare al più presto sul progetto di legge da me presentato insieme all'ex assessore all'urbanistica Gianvalerio Sanna e a Porcu sulla definitiva messa in sicurezza del bacino del rio san Girolamo, che interessa la sicurezza di 10mila persone che non possono ovviamente essere delocalizzate. “(se vuoi leggere il disegno di legge clicca qui) " Il progetto di legge prevede interventi straordinari per 40 milioni di euro."

Altri due emendamenti strategici in materia ambientale, uno della Giunta Regionale praticamente identico a quello che ha visto sempre Marco Espa come primo firmatario e poi unificato con un emendamento orale in Aula, è stato approvato durante i lavori in Consiglio Regionale: la costituzione della direzione generale della Protezione Civile, ancora mancante in Regione. "Finalmente, dopo l'esperienza che abbiamo avuto durante l'alluvione, da diversi mesi chiedevamo che tutti i poteri in caso di disastro ambientale fossero coordinati e organizzati da un unica autorità regionale. La giunta regionale ha presentato un emendamento analogo al nostro e abbiamo votato favorevolmente unitariamente la costituzione della direzione, con poteri simili a quelli straordinari che ha Bertolaso a livello nazionale"

Ecco il testo approvato(art.11 comma 6)
6. Presso la Presidenza della Regione è istituita la Direzione generale della protezione civile della Regione Sardegna la quale esercita le funzioni che il decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della L. 15 marzo 1997, n. 59), articolo 108, comma 1, lettera a), punti 1, 2, 3, 4, 6 e 7, conferisce alle regioni e quelle di cui alla legge regionale n. 9 del 2006, articolo 69, e coordina le attività di protezione civile delle strutture della Regione, delle province, dei comuni e delle associazioni di volontariato. Il presidente svolge le proprie funzioni anche mediante delega all'Assessore della difesa dell'ambiente. Alla Direzione sono trasferiti il personale, le risorse finanziarie e i mezzi allocati nel Corpo forestale strumentali alle funzioni di cui ai precedenti punti.




Marco Espa

Consigliere Regionale della Sardegna

PD - Partito Democratico

31 luglio 2009

Papa Francesco: “La laicità dello Stato favorisce la convivenza tra religioni”

Francesco a Rio, troppu togu.....: “La laicità dello Stato favorisce la convivenza tra religioni”
"Favorevole alla pacifica convivenza tra religioni diverse è la laicità dello Stato, che, senza assumere come propria nessuna posizione confessionale, rispetta e valorizza la presenza della dimensione religiosa nella società, favorendone le sue espressioni concrete”.
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16 luglio 2009

Consiglio regionale , mozione scuola: ESPA (PD): altro che clima unitario, non hanno il coraggio di dissentire dal governo Berlusconi...


Dichiarazioni di Marco Espa, PD
La bocciatura oggi in aula (35 contro, 19 a favore, 2 astenuti) della mozione sulla scuola in Sardegna "sulla drammatica situazione dei tagli del Governo per la scuola pubblica in Sardegna e sulle possibili conseguenze discriminatorie nei confronti degli studenti sardi con disabilità" ha fatto capire qual'è lo stato politico di questa maggioranza.
Il giorno prima si invoca l'unità a nome della Sardegna, senza distinzioni, e , quando c'è da difendere i propri lavoratori, i docenti, i precari, le famiglie e gli studenti con disabilità, quando c'è da dire a Roma che la Sardegna non è la Pianura Padana e che noi non possiamo accorpare le classi nei nostri paesi di montagna o nei quartieri più emarginati delle nostre città più popolose, quando la Sardegna deve dire che vogliamo garantire diritti agli studenti sardi con disabilità criticando il comportamento del Ministro Gelmini, parte l'ordine di scuderia di votare contro.
Non si vota contro il ministro di un governo amico, anche se 1000 persone rischiano il posto di lavoro.

Registriamo comunque che non tutti nella maggioranza la pensano cosi, a cominciare dal capogruppo dell'UDC che ha votato insieme a noi la mozione e dai consiglieri del centrodestra che si sono astenuti.


leggi la mozione cliccando qui


il video dell'intervento di Marco in Consiglio (prima parte)


il video dell'intervento di Marco in Consiglio Regionale (seconda parte)




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dichiarazioni in aula di marco Espa
dal comunicato del''Ufficio stampa del consiglio regionale

Con questa mozione – ha detto Espa - chiediamo di aprire una vertenza con lo Stato e lo vogliamo fare in maniera unitaria. Noi chiediamo alla maggioranza di colpire le responsabilità, in questa materia, che ci sono a livello nazionale.

Marco Espa ha illustrato gli effetti dei tagli che in Sardegna saranno nefasti. 2.200 posti a rischio tra personale docente e ATA già dall’inizio del prossimo anno scolastico e ulteriori conseguenze per oltre 500 docenti in sovrannumero che saranno costretti a cambiare sede con conseguente aumento dei costi e peggioramento delle loro condizioni di lavoro e di vita.

Il ministro Gelmini – ha affermato ancora Espa - ha detto che la spesa per gli stipendi è il 97% del totale. E’ una cosa non vera. La spesa italiana per gli stipendi nella scuola è del 78% in perfetta media rispetto agli altri paesi europei.

Per Espa è necessario investire sulla conoscenza e sulla istruzione e la scuola non deve essere tagliata ma rafforzata.

“Noi rischiamo – ha sottolineato l’esponente del Pd - la chiusura di 300 istituti scolastici e il taglio di 33 autonomie scolastiche con la desertificazione ulteriore di intere zone della Sardegna.

Situazione difficilissima anche per quanto riguarda gli insegnanti di sostegno tra i quali si rischia di perdere 500 posti di lavoro.
Espa è convinto che è necessario portare la vertenza scuola a Roma per opporsi con ogni mezzo alla riduzione dei posti di lavoro e rivendicare il diritto all’istruzione.
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Come è andato il dibattiro
nota stampa del Consiglio regionale

all’esame del Consiglio le mozioni 14, 9 e 15 sui tagli alla scuola scuola in Sardegna.


Cagliari, 16 luglio 2009 - La seduta pomeridiana si è aperta sotto la presidenza dell’on. Claudia Lombardo. In apertura di seduta è stata sospesa la mozione n. 13 sulla crisi economica e sociale presentata dai consiglieri dell’opposizione e sono state illustrate dall’on. Marco Espa ( Pd) le mozioni n. 14, 9 e 15 sulla drammatica situazione dei tagli del Governo per la scuola pubblica in Sardegna e sulle possibili conseguenze discriminatorie nei confronti degli studenti sardi con disabilità.

Con questa mozione – ha detto Espa - chiediamo di aprire una vertenza con lo Stato e lo vogliamo fare in maniera unitaria. Noi chiediamo alla maggioranza di colpire le responsabilità, in questa materia, che ci sono a livello nazionale.

Marco Espa ha illustrato gli effetti dei tagli che in Sardegna saranno nefasti. 2.200 posti a rischio tra personale docente e ATA già dall’inizio del prossimo anno scolastico e ulteriori conseguenze per oltre 500 docenti in sovrannumero che saranno costretti a cambiare sede con conseguente aumento dei costi e peggioramento delle loro condizioni di lavoro e di vita.

Il ministro Gelmini – ha affermato ancora Espa - ha detto che la spesa per gli stipendi è il 97% del totale. E’ una cosa non vera. La spesa italiana per gli stipendi nella scuola è del 78% in perfetta media rispetto agli altri paesi europei.

Per Espa è necessario investire sulla conoscenza e sulla istruzione e la scuola non deve essere tagliata ma rafforzata.

“Noi rischiamo – ha sottolineato l’esponente del Pd - la chiusura di 300 istituti scolastici e il taglio di 33 autonomie scolastiche con la desertificazione ulteriore di intere zone della Sardegna.

Situazione difficilissima anche per quanto riguarda gli insegnanti di sostegno tra i quali si rischia di perdere 500 posti di lavoro.

Espa è convinto che è necessario portare la vertenza scuola a Roma per opporsi con ogni mezzo alla riduzione dei posti di lavoro e rivendicare il diritto all’istruzione.

Il primo a intervenire nel dibattito è stato l’on. Carlo Sechi (gruppo comunisti-la sinistra sarda- rosso mori). “Chiediamo – ha detto – un accordo Stato – Regione per raggiungere l’autonomia scolastica. Oggi noi dobbiamo rivendicare piena autonomia per la nostra scuola. Solo attraverso l’autonomia della scuola riusciremo a far fronte a una serie di emergenze. L’istituzione scuola va privilegiata anche rispetto ad altre scelte. Non si possono tollerare tagli e accorpamenti che rendono le classi ingovernabili. Bisogna fare una seria riflessione e rigettare i contenuti “intimidatori” contro i dirigenti scolastici.

Per L’on. Ben Hamara Radhouan (gruppo comunisti-la sinistra sarda- rosso mori) i tagli sono ingiustificati soprattutto per le gravi ripercussioni che questi comportano sulla società sarda. Per Ben Hamara si ritorna indietro nel tempo. Siamo disposti – ha chiesto - a rinunciare a una società colta? Non possiamo dimenticare che a scuola si va anche per imparare a vivere. I tagli alla scuola pubblica fanno abbassare il livello culturale della società.

L’on. Tarcisio Agus (PD) ha ricordato i 2200 posti a rischio e gli oltre 30 milioni di euro di mancato trasferimento nell’economia regionale. Per Agus La soppressione indiscriminata nella scuola vuol dire assenza dello Stato. Una comunità senza la scuola – ha detto - perde la sua identità. La grande contraddizione sta nel fatto che si dice che bisogna investire sulla scuola e poi si fa il contrario. La scuola deve essere salvaguardata in tutti i centri della Sardegna. Uno stato solidale in termini di istruzione non può ragionare solo con i bilanci.

Per l’on. Antonio Solinas (PD) oggi la situazione si è notevolmente aggravata perché la chiusura delle scuole sta avendo effetti devastanti sul territorio. Gli accorpamenti scolastici non possono essere decisi sulla base di un semplice calcolo numerico.

Il venir meno dell’istruzione – ha affermato Solinas - può essere il colpo mortale per le zone interne. Davanti a questa situazione è indispensabile aprire una forte e convinta vertenza con lo Stato centrale per poter avere una scuola seria e per dare una istruzione a tutti senza distinzione.

Per l’on. Paolo Maninchedda (Gruppo Partito sardo d’azione) i tagli alla scuola ci sono dall’inizio degli anni 90 e sono stati decisi da governi di ogni colore.

Per Maninchedda se si vuole fare un discorso sulla scuola si deve fare un discorso sui poteri e non sul metodo. L’esponente del Psd’az ha ricordato gli enormi stanziamenti , in gran parte persi, decisi dalla Regione nella scorsa legislatura per il museo Betile. Ci sono una valanga di risorse – ha detto - che si decide di non mettere sull’istruzione ma su altre cose. La corte costituzionale con la sent n. 13 del 2004 ha detto con chiarezza che spetta alla regione la distribuzione del personale docente. Ma è assolutamente indispensabile dotarsi di una legge. Per questo abbiamo presentato un emendamento al collegato che si spera, sia votato da tutti maggioranza e opposizione.

Per Pietro Cocco (PD) la legge Gelmini non può essere difesa. La giunta deve impegnarsi a salvare il sistema scolastico isolano. Non è una battaglia di poco conto. L’esponente del Pd ha auspicato un impegno serio e concreto da parte della giunta.

L’on. Daniele Cocco (Italia dei Valori) ha portato all’attenzione dell’assemblea il caso della facoltà di veterinaria di Sassari definendolo “l’ennesimo scippo”. (R.R.)
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Mozione 14, (Espa e più) sulla scuola: “Necessario contrastare i tagli della riforma del Governo”





Cagliari, 16 luglio 2009 - Tutti concordi i consiglieri dell’opposizione sulla necessità di impedire i tagli alla scuola, in considerazione che la situazione della Sardegna è del tgutto peculiare rispetto alle altre regioni. Mentre i rappresentanti della maggioranza sottolineano invece la necessità della lotta alla dispersione scolastica perseguita dalle politiche della Giunta.

Il dibattito è infatti proseguito con l’intervento del consigliere del Pdl, Renato Lai, che ha ricordato come questa sia un’occasione positiva, non solo per discutere della sc uola, ma anche perchè le proposte della Giunta si inseriscono perfettamente nella lotta alla dispersione scolastica. La maggioranza intende raccogliere le proposte della Giunta. E’ tuttavia vero che la Sardegna non può essere paragonata alle altre regioni e per questo è necessaria la riorganizzazione della rete scolastica.

A nome del Gruppo Sinistra sarda-Comunisti-Rossomori, Massimo Zedda ha sottolineato in premessa che la crisi economica che colpisce le famiglie ha gravi ripercussioni sulla qualità dell’istruzione, in quanto i primi tagli che le famiglie sono indotte a fare sono proprio sull’istruzione e la cultura. La questione scuola non sta a cuore ai governi, come dimostrano le politiche dei tagli. L’Italia è il Paese che spende meno nell’istruzione, mentre la scuola è il futuro del Paese. La riforma Gelmini non è una riforma virtuosa, ma crea precariato fra i docenti.

Quindi Claudia Zuncheddu, Sinistra sarda-Comunisti-Rossomori, secondo la quale la

riforma Gelmini mina uno dei pilastri della società italiana. Si sta riproponendo la scuola di 40 anni fa, ha detto, quando essa era un privilegio delle elite, con classi di 40 o 50 alunni e scuole che distavano chilometri dai centri minori. Si parla di riduzione della popolazione scolastica, in realtà questa presunta razionalizzazione accelererà lo spopolamento dei piccoli centri in quanto le famiglie cercheranno servizi migliori altrove. Infine la questione della scuola privata non deve dirottare risorse a scapito della scuola pubblica in uno Stato laico.

La discussione prosegue.

(lp)
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Seduta 26 (3 segue)





Mozione 14, (Espa e più) sulla scuola: il dibattito prosegue



Dopo l’on. Zuncheddu è intervenuto l’on. Vargiu (Riformatori), secondo il quale “nella discussione sono comparsi spunti interessanti. La mozione di Espa pone problemi importanti come il diritto all’istruzione, al posto di lavoro e l’attenzione nei confronti dei diversamente abili, tutti diritti non necessariamente legati tra di loro”. L’oratore ha aggiunto anche un’opinione nei confronti dell’on. Maninchedda: “Se lui darà una messa per i 150 anni dell’unità d’Italia io parteciperò alla messa e mi porrò il problema di come valorizzare questa ricorrenza, con un senso diverso rispetto a quello che animerà Maninchedda. Io mi sento parte dell’Italia e se lo Stato deve avere piena consapevolezza delle differenze tra i pezzi diversi di questa nazione. Per questo 15 anni fa in quest’Aula abbiamo posto il tema della Costituente e se il dibattito fosse andato avanti, non fosse stato interrotto per ragioni altre, avremmo fatto passi avanti nel miglioramento del rapporto pattizio tra la Sardegna e lo Stato italiano. Su alcuni temi come le zone franche possiamo evitare di dividerci e otterremo risultati importanti che ridaranno attenzione e centralità a quest’Aula”.

Per la Giunta ha preso la parola l’assessore alla Pubblica istruzione, Luciana Baire, che ha ricordato “il rischio che migliaia di precari sardi storici della scuola perdano il lavoro. Il problema del precariato esiste e la giunta regionale, pur in questo breve tempo, è impegnata a migliorare la qualità dei servizi scolastici. Abbiamo posto il problema dei precari della scuola negli incontri con il ministro Gelmini e con i rappresentanti del ministero, alla luce delle peculiarità della Sardegna. Per quanto invece riguarda gli alunni diversamente abili, il ministero conferma i posti istituiti nell’anno scolastico passato con le modifiche necessarie per arrivare al rapporto ottimale di un docente ogni due alunni diversamente abili. La Regione sarà parte attiva al tavolo per la distribuzione del personale e delle risorse per gli studenti disabili.

Sosterremo le rivendicazioni del personale docente e non docente, il diritto allo studio degli alunni disabili sarà tutelato e difeso in tutte le sedi”.

Per la replica è intervenuto l’on. Marco Espa (Pd): “Assessore, lei ha voluto darci un’idea di quel che la Giunta sta facendo per la vertenza scuola, citando dati che non ci risultano. Noi vogliamo che il suo assessorato abbia i dati di per sé, convocando la seconda conferenza della scuola in Sardegna. E lei deve avere la mappa della popolazione scolastica e degli alunni con disabilità, indipendentemente dagli uffici scolastici nazionali e regionali. Senza quei dati non è possibile programmare gli interventi finanziari né aprire vertenze con lo Stato. Noi non vogliamo rinunciare alla battaglia sui poteri e rivendichiamo il potere concorrente della Regione su questa materia. Ma nel frattempo dovremmo avere tutti a cuore il destino di migliaia di lavoratori sardi e non bastano i dati dello Stato che ci dicono che è tutto a posto, che nessuno perderà il lavoro. Il mio invito è a votare positivamente la nostra mozione e voglio vedere ora la sfida dell’unità, che non ha nulla a che fare con il colore politico ma la difesa della Sardegna davanti a una riforma che colpisce lavoratori sardi e alunni sardi”.

La presidente Lombardo ha dato nuovamente la parola alla Giunta. L’on. La Spisa, assessore alla Programmazione, ha chiesto una breve sospensione e il presidente Lombardo l’ha accordata interrompendo per dieci minuti i lavori. (C.C.)

Cagliari, 16 luglio 2009 - Dopo una breve interruzione, il capogruppo dell’Udc Capelli ha chiesto una votazione per parti della mozione in discussione. nel breve dibattito diversi esponenti della maggioranza hanno manifestato perplessità e la richiesta è stata ritirata.

Per dichiarazione di voto sono intervenuti i consiglieri Mario Diana (Pdl), Luciano Uras (Sinistra-Comunisti-Rossomori), Marco Espa (Pd), Adriano Salis (Idv), Attilio Dedoni (Riformatori).

Messa in votazione, la mozione è stata respinta con 35 voti contrari e 19 favorevoli 2 astenuti

8 luglio 2009

ENCICLICA: ZAMAGNI, ECONOMIA MERCATO NON E'SOLO LIBERISMO O CAPITALISMO


Intervista a Stefano Zamagni, economista, il presidente dell'agenzia nazionale delle ONLUS e, se ricordate, mio testimonial e sostenitore alle ultime elezioni regionali...
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(ASCA) - Citta' del Vaticano, 1 lug - La terza enciclica di papa Benedetto XVI, 'Caritas in veritate', firmata lo scorso 29 giugno, non nasce in risposta alla crisi economica e finanziaria e non e' nemmeno, in senso stretto, una nuova ''Populorum progressio'', l'enciclica del 1967 - di cui rappresenta piuttosto un ''approfondimento'' - con cui Paolo VI condanno' il colonialismo, riflette' sulla condizione dei Paesi in via di sviluppo e critico' a fondo capitalismo e marxismo.

''Inizialmente - spiega uno dei principali consiglieri del pontefice per la stesura di 'Caritas in veritate', l'economista Stefano Zamagni, docente all'Universita' di Bologna e consultore del Pontificio Consiglio della giustizia e della pace, in un'intervista al Servizio di Informazione Religiosa della Cei - questa enciclica doveva rappresentare il completamento della riflessione sulla globalizzazione avviata da Giovanni Paolo II con la 'Centesimus annus'. Nel 1991 questo fenomeno era da poco iniziato, e dunque non si vedevano ancora le conseguenze che oggi, invece, sono sotto gli occhi di tutti''. Zamagni sara' l'unico 'laico' che partecipero' alla presentazione ufficiale della 'Caritas in veritate' il prossimo 7 luglio nella Sala Stampa vaticana.

Solo in un secondo tempo, spiega il professore, sono intervenuti dei ''rallentamenti dovuti a circostanze diverse, ultima in ordine di tempo la crisi economico-finanziaria.

L'enciclica non nasce come risposta ad essa''. Il papa, aggiunge, ''afferma che si tratta di un approfondimento della 'Populorum Progressio' di Paolo VI''.

Quanto ai contenuti dell'enciclica, Zamagni afferma che essa non contiene una condanna dell'economia di mercato in quanto tale. Anzi, ''il mercato di per se' e' cosa buona'', ma questo - che, e' importante ricordarlo, ''storicamente nasce nel Trecento per iniziativa dei francescani'' - va salvaguardato da chi lo vuole identificare unicamente con il ''modello capitalistico'' oppure con quello ''liberista'': ''L'errore corrente, rimarcato dalla dottrina sociale, sta nell'identificazione dell'economia di mercato con un particolare modello, ovvero quello capitalistico''.

''Non possiamo pensare al mercato in maniera totalista, ma pluralistica'', prosegue l'economista, e ''da questo pluralismo emerge che si puo' fare economia anche se non si persegue il profitto''. Per Zamagni, ''dentro al mercato devono operare realta' di diversa natura, che perseguono obiettivi differenti: imprese capitalistiche, sociali, organizzazioni del terzo settore... In secondo luogo occorre che anche l'attivita' finanziaria sia declinata al plurale: dunque, spazio alla finanza etica, che non puo' essere un'eccezione. La norma della finanza deve servire l'economia reale, e quindi e' la finanza speculativa a costituire un'eccezione. Da ultimo, valorizzare nel concreto il principio di sussidiarieta', introducendolo nelle politiche pubbliche, laddove oggi lo si confonde in maniera erronea con supplenza''.

Il mercato va invece condannato quando ''esce dal suo alveo'' e ''viene snaturato, ossia quando, anziche' essere finalizzato al bene comune, s'indirizza verso il bene totale, oppure il bene individuale di qualcuno''. ''Se ci sono distorsioni o inadeguatezze, non e' colpa dell'economia di mercato in quanto tale - precisa - ma di chi l'ha voluta incanalare verso obiettivi di egoismo, avidita' e possesso''.

L'obiettivo della dottrina sociale della Chiesa, a cui papa Ratzinger si e' ispirato nella stesura della sua enciclica, secondo Zamagni sta ''nell'indicare agli uomini di oggi la via per il superamento dei due modelli che, finora, avevano guidato i comportamenti in ambito sia economico sia politico: da un lato il modello legato al blocco sovietico dall'altro quel modello da taluni definito liberista che dovrebbe avere solo una posizione marginale nell'economia di mercato''.

Per Zamagni, la crisi puo' essere pero' l'occasione per superare una delle sue storiche debolezze - gia' indicata da Antonio Rosmini nel XIX secolo: la ''mancanza di un'adeguata formazione ed educazione in campo economico'', soprattutto per quel che riguarda l'economia politica, ossia ''la riflessione su come deve essere il giudizio cristiano relativamente al modo di organizzare le attivita' di produzione e consumo in vista del bene comune''. ''Ma la crisi - conclude -, ora, puo' aiutare a far riprendere consapevolezza all'interno della Chiesa dell'importanza strategica della dimensione economica della vita umana''.

asp/glr/rob

5 luglio 2009

Quando i clandestini eravamo noi

Davanti all'approvazione della legge Maroni Bossi Berlusconi sulla sicurezza del paese, non possiamo non dire la nostra e non contestare con decisione un provvedimento che, come denunciato tra gli altri da il cardinale di Milano Tettamanzi o l'arcivescovo Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti, creerà sofferenza e discriminazione in coloro che stanno facendo quello che noi italiani, sardi, i nostri padri, abbiamo fatto per decenni. Fuggire dalla miseria per un futuro migliore. La diversità un reato.
Vi propongo qui sotto una riflessione che ci appartiene, fa parte della nostra storia.
Marco Espa
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“Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali". "Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano purchè le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".

Da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912.

Non ci andava meglio in Svizzera, negli anni ’70 con i leader che scrivevano: “Le mogli e i bambini degli immigrati? Sono braccia morte che pesano sulle nostre spalle. Che minacciano nello spettro d’una congiuntura lo stesso benessere dei cittadini. Dobbiamo liberarci del fardello». «Dobbiamo respingere dalla nostra comunità quegli immigrati che abbiamo chiamato per i lavori più umili e che nel giro di pochi anni, o di una generazione, dopo il primo smarrimento, si guardano attorno e migliorano la loro posizione sociale. Scalano i posti più comodi, studiano, s’ingegnano: mettono addirittura in crisi la tranquillità dell’operaio svizzero medio, che resta inchiodato al suo sgabello con davanti, magari in poltrona, l’ex guitto italiano».

In quegli anni – ieri rispetto alla Storia - in Svizzera c’erano circa 30.000 bambini italiani clandestini, portati di nascosto dai genitori siciliani e veneti, calabresi e lombardi, a dispetto delle rigorose leggi elvetiche contro i ricongiungimenti familiari, genitori terrorizzati dalle denunce dei vicini che raccomandavano perciò ai loro bambini: non fare rumore, non ridere, non giocare, non piangere.

Prima degli anni ’50 gli italiani andavano a Bucarest per lavorare nelle fabbriche e nelle miniere e alla scadenza del permesso di soggiorno restavano in Romania, clandestini. Nel 1942 il Ministro dell’Interno fu costretto ad inviare a tutti i Questori una circolare con la quale li si invitava a non far espatriare gli italiani in Romania.

In India, nel 1893, il console italiano scriveva a Roma per dire che in quella città tutti quelli che sfruttavano la prostituzione venivano chiamati “italiani”.

Tra la prima e la seconda guerra mondiale molti italiani andavano in America con passaporti falsi o biglietti inviati da pseudo parenti italo americani. In realtà una volta sbarcati li attendevano turni di lavoro massacranti perché ripagassero, senza stipendio, il costo di quel viaggio della speranza.

Non sono aneddoti. E’ storia, tratta dalla Mostra “Tracce dell’emigrazione parmense e italiana fra il XVI e XX secolo” (Parma, 15 aprile 2009).

Gian Antonio Stella, nel suo bellissimo libro “Quando gli albanesi eravamo noi”, ci ricorda che “….Quando si parla d’immigrazione italiana si pensa solo agli ’zii d’America’, arricchiti e vincenti, ma nessuno vuole sapere che la percentuale di analfabeti tra gli italiani immigrati nel 1910 negli USA era del 71% o che gli italiani costituivano la maggioranza degli stranieri arrestati per omicidio” o ancora che il primo attentato nella storia con un’auto imbottita di esplosivo è stato fatto a New York, non da terroristi ma da criminali italiani contro una banda avversaria.

Forse ci ricordano che la nostra Terra gira, gira velocemente nello spazio e nel tempo creando nuovi ricchi ed ammassando nuovi poveri. I ruoli si invertono ma i clandestini restano anche se hanno un colore diverso. Fuggono da Paesi in cui l’unica prospettiva è morire per fame o morire per guerre volute da altri. Ed allora questa gente può solo correre, correre, correre impazzita verso il nord, verso il mediterraneo, verso quelli che credono essere orizzonti migliori

di Aldo Maturo, http://www.agoravox.it/QUANDO-I-CLANDESTINI-ERAVAMO-NOI,6706.html