26 luglio 2008

Betile:quanto è credibile il Mauro Pili "castigatore dei copioni"?


Cagliari, 26 luglio 2008
Registriamo in questi giorni uno straordinario scoop realizzato da
Mauro Pili: grazie a un'indagine attenta e implacabile, l'on.
detective ha infatti scoperto che Zaha Hadid, vincitrice del Pritzker
Architecture Prize, del Blueprint Award-Architect of the Year, del
WIRED Rave Award, del RIBA Worldwide Award, membro della Royal Academy
of Arts di Londra, si esprime attraverso un suo peculiare linguaggio
progettuale. Pili lo ha dimostrato in modo definitivo e inconfutabile,
scaricando da Internet ben otto fotografie in cui si vede che in
diverse architetture della Hadid compaiono quelle che lui stesso ha
acutamente definito "…le solite sinuosità, le curve più o meno
azzardate, gli spazi più meno inutili".
La rivelazione è sicuramente sconvolgente; e tuttavia, se Mauro Pili
oltre a Google frequentasse anche qualche testo divulgativo di storia
dell'arte o dell'architettura, saprebbe che esiste una relazione
stretta tra l'idea di un'architettura, e il linguaggio che si adotta
per realizzarla.
Ciò che differenzia l'architettura dall'edilizia comune è infatti
proprio questa valenza linguistica: l'architettura è un sistema di
simboli che, per mezzo dei significati delle singole parti componenti
e delle regole grammaticali utilizzate per combinarle, si articola in
frasi, periodi, discorsi, identificabili in materiali, elementi
costruttivi e strutture.
Oggi come nel passato, la ricerca progettuale di ciascun architetto si
è sempre concretizzata nel tentativo di costruire un linguaggio
architettonico capace di rendere riconoscibile e leggibile ogni sua
singola opera.
Se l'on. Pili avesse una vaga consapevolezza di tutto ciò, troverebbe
del tutto logico che le diverse opere di uno stesso progettista
contengano elementi comuni e riconoscibili, che le distinguono da
opere di altri architetti che "parlano" linguaggi differenti.
L'on. Pili accetti un suggerimento: allarghi un poco lo spettro delle
sue ricerche su Internet, e scoprirà che dopo la Hadid potrà
smascherare figure del calibro di Frank Gehry, Richard Rogers, Tadao
Ando, Le Corbusier, Filippo Brunelleschi, Francesco Borromini, Andrea
Palladio e tantissimi altri architetti che in tutte le epoche storiche
hanno "copiato" se stessi.
Sarebbe facile continuare a ironizzare su questo Mauro Pili in
versione "castigatore dei copioni" rilevando che almeno architetti
come la Hadid citano se stessi, mentre Pili salì alla ribalta delle
cronache per aver copiato e fotocopiato maldestramente i programmi di
Formigoni.
Ma forse non c'è granché da scherzare su questa ridicola "denuncia",
priva di qualunque fondamento e a dir poco sgangherata culturalmente.
Infatti l'iniziativa rivela che, pur di colpire i suoi concorrenti
nella corsa alla Presidenza della Regione (Renato Soru e Emilio
Floris), Pili è capace di tentare di affondare un importante progetto
di riscatto del quartiere di Sant'Elia e quindi dell'intera città di
Cagliari, con un cinismo politico inaccettabile.

Roberto Murru
Coordinamento Regionale
PD Sardegna

Marco Espa
Consigliere Regionale della Sardegna
e del Comune di Cagliari
PD - Partito Democratico

16 luglio 2008

Parla una persona uscita dal coma: "Cancella le nostre speranze"

Non posso fare a meno di dare la parola a una persona, considerata in coma irreversibile da tutti i medici, la cui famiglia aveva chiesto durante la trasmissione Porta a Porta alla quale partecipammo l'eutanasia per mancanza di sostegno. Salvatore Crisafulli www.salvatorecrisafulli.it, vi invito a dare un'occhiata al suo sito per capire cosa prova una persona in coma e che viene considerata assolutamente senza alcuna relazione con il mondo esterno
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La Sentenza di Morte emessa dal Tribunale di Milano nei confronti di Eluana Englaro è veramente agghiacciante, fa venire i brividi cancellando definitivamente le nostre speranze e condannando duramente tutti i disabili gravissimi, mi chiedo cosa ne sanno i Tribunali e la Scienza Medica dello Stato Vegetativo? di cosa si sono accertati? esistono dei parametri! e dei criteri validi per confermarne l'irreversibilità? Assolutamente NO.

Rimango scioccato dal duello che appare solamente tra il Sig Englaro e la Chiesa, e noi protagonsti direttamente coinvolti, nulla di tutto ciò,

Staccare il sondino che porta l'alimentazione sarà una morte veramente atroce, la definirei alquanto orribile.

La definizione di Stato Vegetativo PERMANENTE si riferisce invece ad una prognosi sottoposta a gravi margini di errore.

Non esistono tutt’oggi validi criteri per accertare l'irreversibilità del Coma e dello Stato Vegetativo.

Prova schiacciante senza ombra di dubbio è la mia storia, quest'ultima confermata anche da Bob Schindler fratello di Terri Schiavo.

Oggi ho quasi 43 anni, sono stato vittima di uno spaventoso incidente stradale (come Eluana Englaro Glaswos Coma scale di 3-4 grado) avvenuto a Catania l’11 settembre del 2003, riportando danni assonali diffusi che interessava anche la ragione ponto-mesencefalica entrando in coma, successivamente trapassando lo stato vegetativo permanente. Ho vissuto nell'incubo per quasi due anni, incredibilmente nel 2005, mi risveglio e riesco a raccontare che io sentivo e capivo tutto.

Durante il mio stato vegetativo io avvertivo e sentivo di avere fame e sete, non avvertivo solamente il sapore del cibo,

Finalmente oggi riesco a sentire il sapore del cibo perchè riesco ad essere nutrito dalla bocca (fino ad oggi sono portatore di PEG).

Io sentivo ma nessuno mi capiva. Capivo cosa mi succedeva intorno, ma non potevo parlare, non riuscivo a muovere le gambe, le braccia e qualsiasi cosa volevo fare, ero imprigionato nel mio stesso corpo proprio come lo sono oggi.

Provo con tutta la mia disperazione, con il pianto, con gli occhi, ma niente, i medici troncavano ogni speranza, per loro ero un "vegetale" e che i miei movimenti oculari erano solo casuali, insomma non ero cosciente.

Sentivo i medici dire che la mia morte era solo questione di tempo, ed iniziavo ad aprire e chiudere gli occhi per attirare l'attenzione di chi mi stava attorno. I medici parlavano sempre di stato vegetativo permanente ed irreversibile, lo ribadivano e lo scrivevano.

Io riesco a comunicare tramite un computer, selezionando con gli occhi le lettere sullo schermo.
Oggi a distanza di quasi 5 anni vivo da paralizzato, la mia patologia è quella che si chiama sindrome assimilabile alla Loked.in “uomo incatenato”. La mia storia la raccontai anche a Piergiorgio Welby, supplicandolo “inutilmente” di lottare per la vita.

Dal mio letto di quasi resuscitato alla vita, voglio gridare a tutto il mondo il mio straziante e silenzioso urlo.

Questa sentenza di morte emessa nei confronti di Eluana Englaro è veramente una sentenza agghiacciante, se applicata, si inizia la nuova era dell'eutanasia con l'eliminazione di tutti i disabili gravissimi che aspettano e sperano anche nella scienza.

Il mio è il pensiero semplice di chi ha sperimentato indicibili sofferenze fisiche e psicologiche, di chi è arrivato a sfiorare il baratro oltre la vita ma era ancora vivo, di chi è stato lungamente giudicato dalla scienza di mezza Europa un vegetale senza possibile ritorno tra gli uomini e invece sentiva irresistibile il desiderio di comunicare a tutti la propria voglia di vivere.

Durante quegli interminabili due anni di prigionia nel mio corpo intubato e senza nervi, ero io il muto o eravate voi, uomini troppo sapienti e sani, i sordi? Ringrazio i miei cari che, soli contro tutti, non si sono mai stancati di tenere accesa la fiammella della comunicazione con questo mio corpo martoriato e con questo mio cuore affranto, ma soprattutto con questa mia anima rimasta leggera, intatta e vitale come me la diede Iddio.

Ringrazio chi, anche durante la mia "vita vegetale", mi parlava come uomo, mi confortava come amico, mi amava come figlio, come fratello, come padre.

Dove sarebbe finita l’umana solidarietà se coloro che mi stavano attorno durante la mia sofferenza avessero tenuto d’occhio solo la spina da sfilare del respiratore meccanico, pronti a cedermi come trofeo di morte, col pretesto che alla mia vita non restava più dignità?

La mia famiglia sfidava la scienza e la statistica dei grandi numeri svenandosi nel girovagare con me in camper per ospedali e ambulatori lontani. Urlando in TV (porta a porta e similari) minacce e improperi contro la generale indifferenza per il mio stato d’abbandono.

Vi ricordate di quel piccolo neonato anencefalico di Torino, fatto nascere per dare inutilmente e anzitempo gli organi e poi morire? Vi ricordate che dalla sua fredda culla d’ospedale un giorno strinse il dito della sua mamma, mentre i medici quasi sprezzanti spacciavano quel gesto affettuoso per un riflesso meccanico da avvizzita foglia d’insalata? Cara Mamma, quando mi coprivi di baci e di preghiere, anch’io avrei voluto stringerti quella mano rugosa e tremante, ma non ce la facevo a muovermi, né a parlare, mi limitavo a regalarti lacrime anziché suoni. Erano lacrime disprezzate da celebri rianimatori e neurologi, grandi "esperti" di qualità di vita, ma era l’unico modo possibile di balbettare come un neonato il mio più autentico inno all’esistenza avuta in dono da te e da lui.

Sì, la vita, quel dono originale, irripetibile e divino che non basta la legge o un camice bianco a togliercela, addirittura, chissà come, a fin di bene, con empietà travestita di finta dolcezza.

Credetemi, la vita è degna d’essere vissuta sempre, anche da paralizzato, anche da intubato, anche da febbricitante e piagato.

Signor Presidente della Repubblica, solo il suo intervento (ma con i fatti) potrà evitare ulteriori richiste di eutanasia, in alternativa ordini di chiudere tutti i reparti di rianimazione.

16 Luglio 2008

10 luglio 2008

NO alla morte di Eluana!

Alcune riflessioni a caldo su Eluana Englaro: la corte d'appello civile di Milano ha deciso che l'alimentazione artificiale è per una persona con gravissima disabilità, non un diritto, ma un accanimento terapeutico.

I mass media dicono molte inesattezze e vorrei dare un contributo per capire meglio le cose.
Come al solito si dice: staccare la spina. Non c'è nessuna spina da staccare!
Si parla di staccare la spina quando invece non c'è alcun meccanismo artificiale che tiene in vita Eluana, è solo il diritto ad essere idratata e alimentata. Eluana viene ben accudita, esce dalla sua stanza, dorme, si sveglia. Come un neonato o come centinaia e centinaia di nostri figli che sono alimentati nello stesso identico modo. Se non le darai da mangiare e da bere ovviamente morirà.

Siamo da sempre, come genitori vicini al dolore del papà di Eluana, ricordando il giorno nel quale ci siamo incontrati televisivamente io ed Ada, mia moglie, con la presenza di Chiara, mia figlia, da Bruno Vespa nel suo "Porta a Porta". La pensavamo diversamente ma ci sentiamo con una esperienza molto simile. Allora era Terry Schiavo l'argomento. Fatta morire di sete e di fame da un giudice americano.

E ora un tribunale italiano, in dispregio al diritto all'idratazione e alla nutrizione (che non è polmone d'acciaio o altre apparecchiature elettriche) recentemente sancito dalla Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, ha deciso che Eluana dovrà morire di sete e di fame. E' incredibile questa soluzione. Che soluzione è questa, far morire di sete e di fame? Si parla di diritto, di modernità, ma di cosa? Come può un essere umano lasciato morire di stenti, come capitò a Terry Schiavo che mori dopo ben 15 giorni? Che segnale si da alle migliaia e migliaia di persone con disabilità che alimentati nello stesso modo lottano per ottenere dalle istituzioni e dalla politica il diritto a vivere ed ad essere ben assistiti?

Sbaglia chi divide il dibattito tra laici e cattolici. La difesa della vita è un valore di tutti, un valore umano. La politica deve dare risposte, non i tribunali. Solo in Sardegna ci sono circa 200 persone con disabilità in una situazione analoga o più grave di quella di Eluana. Dobbiamo occuparci di questi temi ai confini della vita. In Sardegna come in Italia. Le persone con disabilità grave e gravissima chiedono non il diritto di morire ma il sostegno per vivere. Facciamoci carico: mi impegnerò come genitore ma ancor più come rappresentante istituzionale.
Non dobbiamo giudicare la persona, mai, ma... il tribunale sbaglia. Leggere come il tribunale autorizza alla morte Eluana fa venire i brividi: la riporto integralmente. Bisogna opporsi, non al papà di Eluana, ma alla decisione del Tribunale.

Marco Espa
http://marcoespa.blogspot.com/

Le istruzioni per "staccare la spina". Nell'ultima pagina del provvedimento col quale la Corte d'Appello di Milano autorizza la sospensione dell'alimentazione forzata a Eluana Englaro, i giudici scrivono anche una sorta di 'prontuario' al quale attenersi nel momento in cui si "staccherà la spina" che tiene in vita la giovane. Nel paragrafo intitolato "disposizioni accessorie cui attenersi in fase attuativa", i giudici scrivono: "(...) in accordo con il personale medico e paramedico che attualmente assiste o verrà chiamato ad assistere Eluana, occorrerà fare in modo che l'interruzione del trattamento di alimentazione e idratazione artificiale con sondino naso-gastrico, la sospensione dell'erogazione di presidi medici collaterali (antibiotici o antinfiammatori ecc.) o di altre procedure di assistenza strumentale avvengano in hospice o altro luogo di ricovero confacente. (...) Durante il periodo in cui la sua vita si prolungherà dopo la sospensione del trattamento e in modo da rendere sempre possibili le visite, la presenza e l'assistenza, almeno dei suoi più stretti familiari".

8 luglio 2008

AUTOSCHEDIAMOCI TUTTI!

(Cagliari 7 luglio 2008) - Mi autoraccolgo le impronte digitali e le invio al Ministro Maroni: invito tutti i politici, per primi i colleghi del Consiglio Regionale e del Comune di Cagliari a fare altrettanto, come forma di protesta non violenta nei confronti di Maroni per il discriminatorio provvedimento che colpisce i diritti dei minori Rom ma che è un attacco ai diritti di tutti i bambini sardi e italiani.
Che chi riceve ordini di raccolte impronte disobbedisca, si rifiuti di procedere: è incredibile che vengano raccolte impronte digitali a minori cittadini italiani o appartenenti alla comunità europea, cittadini europei come molti Rom sono. RABBRIVIDIAMO AL RICORDO DI ALTRI CENSIMENTI DEL PASSATO.

Ciò che sta avvenendo in Sardegna con lo sgombero forzato di sei famiglie mandate allo sbando da un comune all'altro, come appestati, difese con tenacia da un sacerdote e dalle organizzazioni della Chiesa e del volontariato sono un campanello di allarme razzismo anche per noi: per questo dobbiamo alzare la nostra voce in difesa dei diritti umani di chi vive nel nostro territorio: la questione non riguarda solo i rom ma tutti. Sono sicuro che il Presidente della Commissione Diritti Civili del Consiglio Regionale saprà prendere insieme a noi Consiglieri l'iniziativa. Bene le risorse stanziate dalla Regione.

Voglio inoltre ricordare: la convezione sui diritti dell’infanzia, ratificata dall’Italia, dispone, all’articolo 16, che “nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie o illegali nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza, e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione.” La schedatura forzata e la presa di impronte digitali anche per i bambini rom un grave turbamento della coscienza dei minori coinvolti, come ricordato da Famiglia Cristiana, dalla Caritas e da tante altre organizzazioni.

Appare PRETESTUOSO giustificare la schedatura e la rilevazione delle impronte per i bambini Rom con l’argomentazione che tale misure contribuirebbero a sottrarre i fanciulli in questione dallo sfruttamento di organizzazioni criminali. A questo fine le uniche schede che servirebbero sarebbero non quelle dei prefetti, ma quelle dei presidi e direttori didattici!
In più: è stato riscontrato che le schede utilizzate riportano diciture del tutto contrarie alla nostra cultura giuridica e costituzionale, quali ad esempio l’indicazione della “religione” e quella specifica dell’”etnia”. Non sembra infatti di alcun rilievo per la salvaguardia della sicurezza la dichiarazione della confessione religiosa o dell’appartenenza etnica. Si tratta di questioni essenziali per la democrazia, la libertà ed i diritti civili, che sembravano definitivamente risolte dopo le tragedie delle persecuzioni e dei trasferimenti di popolazioni che hanno infestato il XX secolo.
La religione e l’etnia sono infatti due aspetti dell’identità che non hanno nulla a che fare con la tutela dell’ordine pubblico o con la repressione del crimine. La legge infatti punisce comportamenti illeciti, non oggettive condizioni personali o di intere comunità.


Marco Espa
Consigliere Regionale – Membro della 7° Commissione Sanità e Politiche Sociali -

3 luglio 2008

Impronte bambini Rom e caso Terralba

Ieri ho proposto ai colleghi del consiglio regionale e comunale di Cagliari come forma di protesta non violenta di autoschedarci, rilevando le nostre impronte digitali e inviandole al ministro Maroni.

Oggi ricevo questo comunicato stampa molto significativo che pubblico integralmente.

Sgomberati i Rom di Terralba: amministrazione comunale razzista

Il 1 di luglio la Giunta regionale approva lo stanziamento di 500mila euro per interventi di inclusione sociale in base alla legge 9 del 9 marzo 88 , nota legge Tiziana, a favore dei rom ospitati in campi comunali, aggiungendo tale somma al mezzo milione di euro che il Consiglio regionale ha inserito nella Finanziaria 2008, finalizzato al risanamento dei campi sosta presenti nella regione, mentre Giampietro Pili, sindaco del comune di Terralba, e, consigliere provinciale eletto nelle file dell’UDS, è riuscito finalmente a far sgombrare e distruggere un paio di baracchine di cittadini Rom, situate in un terreno privato, di proprietà degli stessi, in agro del comune di Terralba.
Dopo una battaglia giornalistica durata certamente più di un anno, il caso è diventato oramai di diffusione nazionale. La scorsa settimana, a tutta pagina, le testate locali e non, pubblicavano interviste al sindaco “minacciato di morte” dai Rom.
L’escalation si è avuta in questi giorni quando, oltre a leggere le più svariate notizie sulla pericolosità degli zingari residenti a Terralba, si è assistito attoniti a dichiarazioni e articoli che solo in un clima di razzismo plateale, come quello che vige ora in Italia, si poteva verificare.
Alle 6 famiglie Rom, oltre che allo sporcare, all’inquinare, al rendere incoltivabili i terreni prospicienti il campo, sarebbe sicuramente imputabile un grave problema di pubblica sicurezza che imperverserebbe su Terralba.
A noi pare assurdo che un primo cittadino possa fare simili affermazioni, come altrettanto troviamo irreale sapere che il signor Pili non si sia minimamente interessato a risolvere il caso in altri modi, un simile trattamento discriminatorio ci ricorda bandi medievali contro i rom.
Se è vero come pare che i cittadini Rom vivessero in situazioni igienico sanitarie al limite, e sia stato ottemperato il decreto di sgombero, ci pare assurdo che il primo cittadino non si sia massimamente operato per dare ai rom una differente soluzione abitativa, come per altro prevedono le leggi vigenti.
E’ chiaro che il signor Pili poco ha fatto, anzi oseremo dire non ha fatto niente altro se non fomentare ed incitare al razzismo, allarmando la popolazione di Terralba e di tutta la provincia.
A pochi chilometri da Terralba, in comune di S.N.Arcidano sorge un altro campo rom, uno dei primi campi sosta sardi, li da sempre le politiche comunali di amministrazioni di centrosinistra e centrodestra hanno dimostrato lungimiranza e volontà di inclusione, infatti il campo rom è operativo e funzionante, anzi annualmente il comune ottiene fondi utilizzabili per creare ulteriori infrastrutture ma soprattutto riesce a portare avanti progetti di inclusione sociale. La comunità Arcidanese deve alla presenza di numerosi minori rom il permanere in loco della scuola materna statale e scuole elementari.
Ci pare impossibile che il signor Pili ed il suo staff non sappiano dell’esistenza della legge Tiziana e degli altri finanziamenti pubblici che risolvono in modo dignitoso una problematica quasi inesistente, dato l’esiguo numero di cittadini rom ( 60 su una popolazione residente di 10mila cittadini italiani), in questa azione di ignoranza amministrativa notiamo una ferma volontà politica: reprimere il diverso.
Infatti noi che quotidianamente leggiamo la stampa non dimentichiamo l’immediata richiesta di Pili al governo nazionale al varo dei nuovissimi decreti sicurezza.
Riteniamo che le politiche agite da Pili siano errate e di chiara matrice xenofoba, infatti invece di portare sconquasso tra la cittadinanza , un buon amministratore dovrebbe tutelare tutti i cittadini, ma soprattutto dovrebbe essere attento alle possibilità di finanziamento che da l’amministrazione regionale. Un’amministrazione comunale ora come ora ha sempre necessità di fondi, soprattutto per le politiche sociali e, a nostro vedere, nessuna occasione migliore poteva essere quella sfruttare i finanziamenti previsti per tutti quei comuni che ospitano i rom. Perché con i fondi previsti per legge oltre che dare una sistemazione dignitosa ai cittadini rom si possono impiantare progetti di inclusione finalizzati alla risoluzione di problematiche conflittuali che potrebbero sorgere ma soprattutto educare al reciproco rispetto delle diversità di tutti i cittadini.
Certamente se il sindaco di Terralba è per noi colpevole di un gravissimo atto di discriminazione, non meno lo è il sindaco di Marrubiu, anch’egli sicuramente poco ospitale e con una scarsissima conoscenza delle norme di tutela dell’etnia Rom.
Si parla di stabili Ersat concessi, dopo una mediazione tra gli assessori regionali competenti ed in particolare con l’interesse dell’ assessore alla Sanità, ma il sindaco non vuole ospitare i Rom perché pare non vi siano disponibilità abitative neanche per i cittadini di Marrubiu, anche qui non si tiene conto delle leggi vigenti ma soprattutto si getta per aria la possibilità di finanziamenti regionali che potrebbero in ogni modo essere utili ad un paese come Marrubiu dove sicuramente l’inclusione sociale non è delle migliori, tanti altri sindaci interpellati hanno “ovviamente” respinto i Rom, in solidarietà con il sindaco di lavoro.
Diversamente accorso ed attento alle tematiche ci è sembrato il Prefetto, dottor Tuveri, che in ogni modo ha lavorato per cercare soluzioni.
E’ per noi grave sia l’atteggiamento e le dichiarazioni di Pili ma soprattutto il suo agire, incurante della presenza di anziani e minori, incitante l’odio razziale e la discriminazione, ricco di teorie confuse su fantomatici odio etnici e guerre tra bande di rom.
Non riusciamo a capire perché il sindaco abbia avuto questo interesse a creare un caso nazionale mentre la Sardegna si è sempre distinta per la grande civiltà nel promulgare leggi a favore dei cittadini migranti e soprattutto delle minoranze Rom.
Ebbene finalmente si è scatenato il caso Terralba, tutti i giornali ne parlano, i Rom di Terralba assurgono ad essere i più temibili d’Italia, i piu delinquenti, si leggeva di risse fra serbi e rom, quali serbi e quali rom chiediamo noi, non ci sembra proprio di conoscere cittadini serbi, probabilmente qualcuno che poco conosce le differenze culturali delle etnie rom addita come serbi tutti i rom di religione ortodossa.
Non riusciamo a capacitarci delle motivazioni che hanno spinto il sindaco Pili a creare questo caso, non riusciamo a capacitarci perché poco si sia fatto per integrare questi cittadini.
Si è parlato dell’alto grado di rom con precedenti penali che avessero scelto come dimora Terralba, si parla di tante problemi inesistenti.
Non possiamo però rimanere a guardare, non possiamo continuare a vedere simili atti, uno dei più grandi sgomberi della Sardegna, ma soprattutto non può rimanere impunito un sindaco che allontana del proprio comune minori che comunque fino al compimento del diciottesimo anno di età hanno i medesimi diritti dei minori italiani, incurante di ogni possibile disagio ulteriore di questi giovani cittadini.
Per questi e tanti altri motivi, il nostro partito, alcune associazioni, intendono far intervenire direttamente la Comunità Europea, ma anche e soprattutto denunciare la grave violazione compiuta dal sindaco di Terralba alla Corte di Strasburgo, affinché ad ogni cittadino sia riconosciuta pari dignità ma soprattutto affinché nessun Sindaco abbia l’onere ed il diritto di intraprender e battaglie etniche e xenofobe.

Eleonora Casula
PRC SE della Sardegna
Segreteria regionale
Area Diritti ed immigrazione
Alessandro Vinci
Consigliere provinciale PRC SE Oristano

30 giugno 2008

Rom, l'attacco di Famiglia Cristiana "Indecente prendere le impronte"

ROMA - Parole di fuoco. Una condanna senza appello. Che punta l'indice sul governo, sul progetto di prendere le impronte ai bambini rom. Evocando i tempi cupi delle persecuzioni degli ebrei. Prendere le impronte digitali ai bambini rom è una "indecente proposta", scrive Famiglia Cristiana. Ed è un attacco senza reticenze quello del settimanale dei Paolini. Che una settimana fa aveva scritto che Berlusconi "è ossessionato dai giudici".


Nel mirino finiscono, in particolare i ministri 'cattolici' del governo del Cavaliere che escono "bocciati, senza appello". "Per loro la dignità dell'uomo vale zero - continua l'editoriale - Nessuno che abbia alzato il dito a contrastare Maroni e l'indecente proposta razzista". Ma il ministro dell'Interno tira dritto: "Non arretro di un millimetro". Appoggiato anche dal titolare della Farnesina, Franco Frattini: "Non si parla di retate ma di identificare quelli che vivono nel nostro paese. Questa cosa viene fatta in tanti altri paesi, ma senza nessuno scandalo. Quindi bisogna farla pure qui". Magari per "obbligare qualcuno a mandare i figli a scuola" commenta il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini.

Parole che Famiglia Cristiana non tiene in alcuna considerazione. "Avremmo dato credito al ministro Maroni - prosegue l'affondo dei Paolini che segue la condanna della Cei - se, assieme alla schedatura, avesse detto come portare i bimbi rom a scuola, togliendoli dagli spazi condivisi coi topi. Che aiuti ha previsto? Nulla". Ed ancora: "Non sappiamo cosa ne pensi Berlusconi: permetterebbe che agenti di polizia prendessero le impronte dei suoi figli o dei suoi nipotini? A sessant'anni dalle leggi razziali, l'Italia non ha ancora fatto i conti con le sue tragiche responsabilità (non ce ne siamo vergognati abbastanza). In particolare, quei conti non li ha fatti il centrodestra al governo, se un ministro propone il concetto di razza nell'ordinamento giuridico. Perché di questo si tratta. Come quando i bambini ebrei venivano identificati con la stella gialla al braccio, in segno di pubblico ludibrio".

L'editoriale si chiude con una provocazione. "Quanto alle impronte, se vogliamo prenderle, cominciamo dai nostri figli, ancor meglio, dai parlamentari: i cittadini saprebbero chi lavora e chi marina, e anche chi fa il furbo, votando al posto di un altro. L'affossa 'pianisti' sarebbe l'unico 'lodo' gradito agli italiani".

Anche la Croce Rossa mostra cautela. L'organizzazione partecipareà all'operazione ma, ci tiene a precisare il presidente Maurizio Barra, si tratta di "scelte delle autorità di governo, che la Croce Rossa Italiana, come ente ausiliario, deve solo applicare, nel rispetto dei diritti dell'uomo e in una prospettiva umana".

(Repubblica, 30 giugno 2008)

19 giugno 2008

ESPA (PD): VERTENZA ENTRATE E LEGGE SALVA SILVIO, LA TRAVE NELL’OCCHIO DEL CENTRODESTRA SARDO

Finalmente un po’ di chiarezza per i sardi: la conferenza stampa del Presidente Soru, dell’Assessore Secci ci ha permesso finalmente di far sapere ai sardi la verità: non solo non siamo sull’orlo del fallimento come con toni apocalittici annunciato dai colleghi del centrodestra, ma anzi con la sentenza della Corte (che rispettiamo profondamente), si è potuto dimostrare che il centrosinistra sta compiendo una virtuosissima opera di risanamento contabile finanziario, tutto a vantaggio dei bisogni primari dei nostri cittadini.

Un dato per tutti: nonostante gli effetti del pronunciamento della Corte il debito totale dei sardi è passato dalla spaventosa cifra di quasi 6 miliardi di euro di fine gestione 2004 da parte del governo di centrodestra agli attuali 4,5 miliardi: in questi anni il debito totale è diminuito di ben 1500 milioni di euro, ovvero circa 1000 euro a testa di meno debiti per tutti noi. (Altri dati cliccando qui)

Devo anche constatare che mentre i parlamentari sardi del centrodestra si inerpicavano in dichiarazioni funeste per il nostro governo regionale, zitti zitti votavano in Parlamento il decreto salva Silvio, e plaudendo alla “Robin Hood tax”, dopo aver rimproverato alla nostra giunta regionale l’emanazione della tassa sul lusso…

Per questo viene da chiedersi se i colleghi hanno avuto modo di constatare la loro trave nell’occhio, quella del debito totale dei sardi che hanno costruito con il loro governo e quella di dare un aiutino al loro leader nazionale, bloccando il corso della giustizia per almeno 100 mila processi.

11 giugno 2008

Capoterra - La nuova casa della Salute

L'Unione Sarda

Capoterra Ambulatori e guardia medica
Da eterna incompiuta a casa della salute

Lo chiamano tutti ospedaletto. Ma quella struttura che avrebbe dovuto risolvere molti problemi dei malati di Capoterra è una cattedrale nel deserto: il Comune ne ha ceduto il terreno alla Regione, ma non è mai stata inaugurata. Se di quel poliambulatorio dunque non si è mai fatto nulla, ora arrivano buone notizie. Presto non ci sarà più bisogno di spostarsi a Cagliari o Sarroch per curarsi. Capoterra si prepara assieme ad altri 33 Comuni della Sardegna ad accogliere la Casa della Salute. Lo ha deciso avantieri una delibera della Giunta regionale.
Sorgerà nello stabile che avrebbe dovuto ospitare il tanto atteso poliambulatorio, sulla strada della Comunità Montana. Un centro unico dove i cittadini potranno accedere per esami, visite, controlli, 7 giorni su 7 e per 12 ore al giorno. E la notte resta aperto per le emergenze. « Capoterra ha assoluto bisogno di una struttura di questo tipo» , commenta Marco Espa consigliere regionale del Pd. «Sarà un centro facilmente identificabile dove sarà possibile curare numerosissime malattie, fare semplici prescrizioni, prenotazioni di esami specialistici, il prelievo del sangue, o rivolgersi al pediatra, alla guardia medica al 118 e, perfino al personale dei servizi sociali».
Un luogo insomma, dove si concentrano servizi e attività che ora, spesso, sono frammentati e dispersi. « La Casa della Salute» - prosegue Espa - «rappresenta il principale modello di organizzazione della medicina del territorio e la sede privilegiata dell'integrazione socio-sanitaria». Ora spetterà alla Asl presentare alla Regione un progetto per trasformare quello a Capoterra ormai è conosciuto come l'ospedaletto. (g.d.m.)

29 maggio 2008

Un nuovo passo avanti in Sardegna sui diritti civili delle persone con disabilità


Ieri abbiamo approvato in consiglio Regionale la legge che istituisce la consulta regionale della disabilità.
Dopo anni di battaglie in particolar modo delle associazioni, finalmente l'istituzione. Giustamente saranno le persone con disabilità (e non il Consiglio Regionale, come previsto dal progetto di legge da me emendato insieme ai colleghi del centrosinistra) ad eleggere i loro rappresentanti.
Sotto il testo e una breve cronaca tratta dalle Agenzie
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Il Consiglio regionale ha approvato senza alcun voto contrario (52 si', 2 astensioni) la legge che istituisce a Consulta della disabilita', organismo consultivo di supporto all'attivita' programmatoria e legislativa di Giunta e dell'assemblea. In fase di discussione generale sono intervenuti tra gli altri Domenico Gallus (Fortza Paris), Mario Bruno, Marco Espa (PD), che ha sottolineato come la legge riguardi i diritti civili delle persone con disabilità e non un mero assistenzialismo caritatevole. La Consulta sara' posta sotto la guida del presidente della Regione - o su sua delega dell'assessore alla Sanita'- e sara' chiamata a fornire pareri su atti di programmazione, provvedimenti amministrativi, proposte o disegni di legge. L'organismo, si occupera', inoltre, di iniziative di informazione su integrazione sociale, scolastica e lavorativa dei disabili, assistenza sanitaria. Della Consulta, che dovra' riunirsi almeno tre volte all'anno, faranno parte le persone con disabilità o loro familiari e delle associazioni impegnate nel settore, delle Asl, dell'Agenzia del lavoro, dell'Ufficio scolastico regionale. La legge istituisce, inoltre, la conferenza regionale delle organizzazioni delle persone con disabilita' che dovra' riunirsi ogni tre anni su convocazione del presidente della Regione.

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68 - 2008 - 7 - 224-281
LEGGE REGIONALE 28 MAGGIO 2008
Istituzione della consulta regionale della disabilità.
Art. 1

Finalità
1. La Regione autonoma della Sardegna, ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104 (Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate), predispone interventi volti a:
a) conoscere i bisogni, sviluppare e favorire la piena integrazione sociale delle persone con disabilità;
b) predisporre atti per assicurare il diritto all'accesso e facilitare la piena fruizione della cultura e dell'informazione;
c) perseguire l'obiettivo della massima mobilità, della libera circolazione e fruizione del territorio;
d) sviluppare le politiche attive per l'inserimento scolastico, professionale e lavorativo;
e) garantire la piena partecipazione e il reale coinvolgimento delle persone con disabilità, dei loro familiari e delle loro associazioni.
Art. 2

Consulta regionale della disabilità
1. Al fine di garantire la partecipazione e la consultazione permanente delle istituzioni e delle organizzazioni interessate, è istituita, presso la Presidenza della Regione, la Consulta regionale della disabilità.
2. La Consulta, istituita con decreto del Presidente della Regione, è composta da:
a) il Presidente della Regione o l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale, suo delegato, che svolge le funzioni di presidente della Consulta;
b) tre rappresentanti delle associazioni regionali presenti ed operanti in almeno tre province della Sardegna, eletti dalla Conferenza regionale di cui all'articolo 6, scelti tra persone con disabilità o loro familiari;
c) tre rappresentanti delle organizzazioni di disabili espressi dalle altre e diverse associazioni operanti a livello territoriale subregionale, eletti dalla Conferenza regionale di cui all'articolo 6, scelti tra persone con disabilità o loro familiari; all'elezione non possono partecipare le associazioni o loro articolazioni territoriali di cui alla lettera b);
d) un rappresentante designato dalla cooperazione sociale di cui alla lettera b) dell'articolo 2 della legge regionale 22 aprile 1997, n. 16 (Norme per la promozione e lo sviluppo della cooperazione sociale);
e) un rappresentante designato dalla Federazione italiana per il superamento dell'handicap (FISH);
f) un rappresentante designato dalla Federazione delle associazioni nazionali dei disabili (FAND);
g) un rappresentante delle associazioni di cui al comma 3 dell'articolo 6, designato dal Consiglio delle autonomie locali;
h) un rappresentante designato dall'Ufficio scolastico regionale per la Sardegna;
i) un rappresentante designato dall'Assessore regionale del lavoro, formazione professionale e sicurezza sociale individuato tra i funzionari competenti in materia di occupazione e/o formazione professionale dei disabili;
l) un rappresentante delle aziende sanitarie locali, designato dall'Assessore regionale competente per materia e individuato tra i direttori generali o tra i direttori dei servizi sociosanitari delle stesse.
3. La Conferenza regionale di cui all'articolo 6 procede, nella prima riunione, all'elezione dei rappresentanti di cui alle lettere b) e c) del comma 2.
4. Le designazioni di cui alle lettere d) e), f) g), h), i) e l) del comma 2 sono comunicate, entro dieci giorni dalla data di convocazione della Conferenza, al Presidente della Regione che nomina i componenti della Consulta e la insedia.
5. I componenti della Consulta di cui alle lettere b), c), d), e) ed f) possono essere rieletti o riconfermati nell'incarico una sola volta.
6. I componenti della Consulta decadono qualora non intervengano, senza giustificato motivo, a tre sedute consecutive della Consulta; il presidente della Consulta, entro dieci giorni, attiva le procedure per la sostituzione.
Art. 3

Compiti della Consulta
1. La Consulta svolge i seguenti compiti:
a) formula osservazioni e proposte alla Giunta e al Consiglio regionale sui progetti di legge, sugli atti di programmazione regionale dei servizi sociali e sanitari, su modifiche o adeguamenti della normativa e su altri provvedimenti che interessano le attività e gli interventi a favore delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni, nonché del relativo fabbisogno finanziario;
b) promuove iniziative di informazione sulle attività della Regione e delle associazioni in materia di integrazione sociale, assistenza sanitaria, integrazione scolastica e inserimento lavorativo delle persone con disabilità;
c) promuove indagini conoscitive sui problemi che ostacolano la piena integrazione sociale delle persone con disabilità.
2. La Consulta inoltre:
a) favorisce, a livello regionale, la politica delle associazioni relativa a:
1) ricerca delle cause e prevenzione delle forme di handicap psico-fisico-sensoriali;
2) diagnosi precoce e servizi riabilitativi;
3) istruzione scolastica e formazione professionale;
4) inserimento nel mondo del lavoro ed integrazione sociale;
5) servizi sociosanitari territoriali;
6) servizio domiciliare, trasporti, assistenza e sostegno sociale alla famiglia, con particolare riguardo ai casi gravi;
b) promuove la piena realizzazione della persona con disabilità con la conoscenza e la tutela dei suoi diritti;
c) promuove, con una campagna di informazione volta alla sensibilizzazione dell'opinione pubblica, i temi della disabilità e dell'integrazione sociale e lavorativa;
d) favorisce, nel campo dell'edilizia pubblica e privata e dei pubblici trasporti, la rimozione delle barriere architettoniche;
e) promuove una politica assistenziale e previdenziale volta a tutelare il diritto della persona con disabilità ad ottenere una completa autonomia economico-finanziaria.
Art. 4

Funzionamento e regolamento interno
1. La Consulta ha sede presso la Presidenza della Regione ed è assistita, per l'espletamento delle funzioni di cui all'articolo 3 e per i compiti di segreteria, da apposito ufficio.
2. Per la sua organizzazione interna la Consulta, entro trenta giorni dalla nomina dei componenti, si dota di un regolamento che, dopo l'approvazione a maggioranza assoluta, deve essere depositato presso la Presidenza della Regione.
3. La Consulta elegge, nel suo seno a maggioranza assoluta dei componenti, due vice presidenti. Ogni componente della Consulta esprime il voto limitatamente ad un solo nominativo; sono eletti i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti.
4. La Consulta è integrata su richiesta del presidente, dagli Assessori regionali competenti per le materie oggetto della convocazione ed eventualmente, su richiesta del presidente, da esperti nelle materie oggetto della convocazione.
Art. 5

Attività della Consulta
1. La Consulta si riunisce, su convocazione del presidente o del vice presidente, almeno tre volte l'anno, nonché quando lo richieda la metà più uno dei suoi componenti.
2. Alla conclusione del suo mandato la Consulta invia alla Commissione consiliare competente una relazione sulla attività svolta.
3. La Consulta dura in carica tre anni ed esercita le proprie funzioni sino all'insediamento della Consulta successiva.
4. Ai componenti della Consulta che, per ragioni attinenti al loro mandato, si recano in località diversa da quella di residenza, compete il rimborso delle spese di viaggio previsto dalla vigente normativa regionale per i dipendenti regionali di più elevato livello funzionale.
Art. 6

Conferenza regionale delle organizzazioni delle persone con disabilità
1. È istituita la Conferenza regionale delle organizzazioni delle persone con disabilità, cui hanno diritto di partecipare tutti i rappresentanti legali o loro delegati, delle organizzazioni operanti nel territorio regionale della Sardegna.
2. La Conferenza regionale si riunisce almeno una volta all'anno su convocazione del Presidente della Regione al fine di presentare proposte e valutazioni sui provvedimenti legislativi, atti amministrativi o di programmazione e sugli indirizzi generali delle politiche sociali regionali.
3. Partecipano alla Conferenza regionale le organizzazioni delle persone con disabilità iscritte nel Registro regionale generale di cui alla legge regionale 13 settembre 1993, n. 39 (Disciplina dell'attività di volontariato e modifiche alla L.R. 25 gennaio 1988, n. 4, e alla L.R. 17 gennaio 1989, n.), le associazioni di promozione sociale di cui all'articolo 12 della legge regionale 23 dicembre 2005, n. 23 (Sistema integrato dei servizi alla persona), gli enti morali o le associazioni di categoria legalmente riconosciute e operanti in Sardegna:
a) che organizzano e rappresentano persone con disabilità o loro familiari;
b) che svolgono attività da almeno tre anni e abbiano i caratteri della democraticità e della elettività degli organi e dell'assenza di finalità lucrative.
4. La Conferenza regionale, una volta insediata, elegge al suo interno il presidente, che permane in carica per la durata dei lavori della Conferenza medesima e opera attraverso un regolamento approvato dalla Giunta regionale, sentito il parere della competente Commissione consiliare che lo esprime entro trenta giorni, decorsi i quali si intende acquisito. Il regolamento assicura le modalità di elezione al fine di garantire rispetto dei criteri di composizione della Consulta regionale di cui all'articolo 2.
5. La prima Conferenza è convocata dal Presidente della Regione entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
Art. 7

Norma finanziaria
1. Gli oneri derivanti dall'attuazione della presente legge sono valutati in euro 200.000 annui.
2. Nel bilancio di previsione per gli anni 2008-2011 sono apportate le seguenti variazioni:
in diminuzione
UPB S08.01.002
FNOL - Parte corrente
2008 euro 200.000
2009 euro 200.000
2010 euro 200.000
2011 euro 200.000
mediante riduzione della riserva di cui alla voce 3 della tabella A allegata alla legge regionale 5 marzo 2008, n. 3 (legge finanziaria 2008);
in aumento
UPB S01.03.003
Funzionamento organismi di interesse regionale
2008 euro 200.000
2009 euro 200.000
2010 euro 200.000
2011 euro 200.000
3. Alle spese previste per l'attuazione della presente legge si fa fronte con la suddetta UPB del bilancio della Regione per gli anni 2008-2011 e con le rispettive UPB dei bilanci per gli anni successivi.
Art. 8

Entrata in vigore
1. La presente legge entra in vigore nel giorno della sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione Sardegna.

29 aprile 2008

Soru a Sant’Elia: «Ricostruiamo il quartiere insieme»

Assemblea tra i palazzoni dopo la lite con il Comune: la rabbia degli abitanti, il discorso del presidente. (La Nuova Sardegna 29 aprile 2008, Umberto Aime)
CAGLIARI. L’autista della Regione è il più imbarazzato della flottiglia di viale Trento: come faccio a star dietro a un presidente, che s’è infilato in piazza Falchi neanche fosse Montecitorio? Non sa che fare, l’uomo in grigio. I palazzoni di Sant’Elia sono dappertutto. Attorno a lui e a Renato Soru, che giorni fa aveva preso appuntamento con chi abita (male, malissimo) alle “Lame”, agli “Anelli”, in via Schiavazzi e dovunque ci sia del cemento a cubi scrostato, mangiato e abbandonato. Eccolo, il presidente tra immondezza, carcasse di video-poker, grondaie squarciate e tubi che sputano acqua nera. Lo aveva detto Soru: «Qualunque cosa accada con il Comune, lunedì voglio parlare con la gente». Quello che è accaduto si sa: l’altro consiglio di via Roma, quello municipale, ha stracciato l’accordo con la Regione per Sant’Elia, e ieri Soru s’è trovato davanti solo gente esasperata e incazzata. Lui ha preso il megafono e parlato lo stesso: complimenti per il coraggio.
Dell’altro fronte, il municipio, s’è visto solo l’assessore all’urbanistica Giovanni Maria Campus, non Emilio Floris, anche se il sindaco avrebbe dovuto esserci se non altro per cinismo politico. Qui l’ex Forza Italia è maggioranza con una sezione imbandierata ancora alla vecchia maniera dopo aver sfrattato niente meno che Rifondazione comunista. A tre passi da quei vessilli per lui nemici, c’è solo Renato Soru, in un completo blu che presto finirà preda dell’intonaco, viene giù come se fosse forfora, e che ai piedi ha delle scarpe nere e lucide all’inglese, a fine missione offese da un solco lungo e spesso quanto la chiave appena strisciata sulla carrozzeria dorata del Suv al seguito del presidente. Non sono l’abito e le scarpe a far la differenza, anche se la platea veste casual dalla testa ai piedi. Sono i toni a far capire da subito che ci sarà un clima da battaglia: Soru con il megafono a pile, gli altri a gridare. Cosa? «Ci siamo rotti le palle», «Non vogliamo più vivere in un centro tumori», «Ho il diritto di uscire e invece quattro balordi mi guardano come se volessero ammazzarmi ogni volta che io li guardo»: queste sono le grida di uomini e donne, i bambini piangono, che dell’ultima lite tra Regione e Comune dicono di aver capito solo “Destra, Sinistra e Centro siete tutti uguali: di Sant’Elia ve ne sbattete”. È questa la sintesi di Billo, il capopolo di questa piazza, dove l’umore è più da Vaffa-Day che per il dialogo. Ed è in questo momento che lo staff di viale Trento ha temuto il peggio: attenti, qui finisce in linciaggio, è stato il passaparola tra chi si vedeva già travolto dallo tsunami in avvicinamento. Paurosi, quello del team, non il loro capo, che ha esordito: «Sono qui come promesso, siamo tutti uomini di parola. Eccomi: cominciamo, questo è il mio numero di telefono, 070606700, chiamatemi, convocatevi per lavorare insieme». Bravo, presidente, applausi per il presidente, perché la folla s’è ammutolita in un secondo, s’è messa ad ascoltare. Miracolo di comunicazione, miscelato benissimo con un populismo stavolta per nulla stucchevole: Ok Renato Soru, benvenuto a Sant’Elia. Il governatore ha litigato ancora un po’, solo con il megafono, per poi andare dritto nel suo ragionamento: «Sicuramente per colpa mia e anche di altre persone, non vi abbiamo ancora potuto spiegare tutto quello che si può fare per il vostro quartiere, ma per farlo vi chiedo di mettere da parte i pregiudizi e le ostilità preventive». Le duecento persone di piazza Falchi lo hanno seguito ancora, con le sole interruzione che sono inevitabili quando ciascuno ha un problema: il contatore dell’acqua manomesso da chi si fa ancora le pere, un ascensore murato su due, il tipaccio sottocasa, i cagliaritani che girano la faccia quando di giorno passano a Sant’Elia ma la notte sono qui per comprare hascisc e cocaina, come disse tempo fa il parroco in una denuncia rimasta inascoltata. C’è da chiedersi: chi sono i veri nemici di un quartiere che altri, non qui, chiamano ancora ghetto? Qualche nemico vivrà anche nei palazzoni Del Favaro, ma molti - dice Antonello Puddu, segretario regionale dell’Unitat, il sindacato degli inquilini della Uil - stanno in quel consiglio comunale, governato dal centro-destra, che ha bocciato l’accordo di programma, anche se è stata una bocciatura tecnica e non politica, s’affretterà a giustificarsi l’assessore Campus. Renato Soru sull’argomento ha una sua idea (è molto politica) ma non può svelarla dopo aver mandato a dire Che sia il sindaco a riscrivere l’intesa sul Betile e sulla riqualificazione urbana poi veniamo insieme, io e lui, a discuterlo tra la gente. Emilio Floris non avrebbe ancora una sua controproposta ma Soru è venuto lo stesso. Per dire: «Qui non è più dignitoso vivere. Ci sono molte decine di milioni, li ha Area, l’ex Iacp, per ristrutturare e trasformare questo quartiere grigio in un quartiere colorato e bello. Dove ci sarà spazio per case accoglienti, alberghi, ristoranti e laboratori artigiani al posto di appartamenti vecchi, garage sbarrati, ringhiere-prigione». Per dire ancora: «Nessuno vuole mandarvi via. Pensavamo di abbattere i palazzoni, ma gli architetti ci hanno detto che possono essere recuperati e dunque nessuno di voi sarà cacciato da casa». Per aggiungere: «Sono pronto ad aiutare chiunque, pescatori e donne, imbianchini e ragazze, voglia mettere su una cooperativa e fare il piccolo imprenditore, in attesa del Betile che da solo porterà almeno cento posti di lavoro». Per chiudere, prima di uno coreografico sopralluogo nell’appartamento di Billo, il capopolo: «Vi chiedo di aiutarmi fisicamente a far rinascere Sant’Elia». Comune permettendo.

20 aprile 2008

Una città a misura di persona. Leggi la proposta di legge

Carissimi qui sotto potete leggere una proposta di legge regionale (primo firmatario Mario Bruno) che auiterà le città sarde a migliorare la vivibilità per coloro che si fanno cura degli altri: credo sia un atto dovuto nei confronti in particolare di tutti coloro che spesso devono impazzire nel riuscire a conciliare una vita lavorativa con i compiti di cura familiare.
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CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XIII LEGISLATURA

Proposta di legge

dei Consiglieri Bruno, Espa, Porcu, Pinna, Cerina


Disposizioni regionali per il coordinamento dei tempi delle città
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RELAZIONE DEI PROPONENTI
La legge 8 marzo 2000, n. 53 recante “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi”, si caratterizza per l’importanza prioritaria che essa assegna alla esigenza di razionalizzazione della gestione dei tempi nella città e per l’interesse alla promozione di forme di solidarietà sociale nella utilizzazione del tempo.
Le costanti trasformazioni nel lavoro e nella vita sociale plasmano il tempo rendendolo una risorsa scarsa e preziosa che ha a che fare con l’organizzazione sociale, sempre più complessa e permeata da vincoli e rigidità della città, e con i bisogni, differenziati e qualificati, delle popolazioni. Una città è vivibile, accogliente e amica di chi ci vive e ci lavora se restituisce tempo ai cittadini, ovvero se offre la possibilità a uomini e donne di conciliare tra loro il tempo di lavoro, il tempo della cura e della famiglia, ed il tempo per sé.
È soprattutto in relazione ai nuovi compiti di indirizzo affidati alle Regioni che è possibile valutare l’apporto della legge 53/2000 in materia di disciplina dei tempi delle città.
L’articolo 22 della citata legge prevede una specifica funzione di programmazione e di impulso da parte delle Regioni, chiamate da un lato a dettare criteri e procedure per la definizione dei piani territoriali di coordinamento degli orari, e dall’altro a premiare sia l’attuazione sia la costituzione delle banche dei tempi, con specifici incentivi finanziari.
Quindi, rispetto al passato, quando per effetto dell’abrogato articolo 36 della legge 142/1990 le Regioni avevano un ruolo residuale potendo eventualmente dettare criteri per il coordinamento degli orari delle città, oggi esse sono “vincolate” all’esercizio di tale potere: vi è una responsabilizzazione diretta delle Regioni operata dall’articolo 22 della legge 53/2000, e l’esercizio del potere normativo da parte delle stesse ne costituisce il primo e significativo punto.
Con la presente proposta di legge, pertanto, si intende dare attuazione alle finalità della legge 53/2000 intervenendo sull’organizzazione dei tempi delle città e promuovendo l’uso del tempo per fini di solidarietà sociale.
La proposta di legge individua nel coordinamento e nell’amministrazione dei tempi e degli orari uno strumento per promuovere la qualità della vita e le pari opportunità tra uomini e donne. Il mancato coordinamento degli orari dei servizi pubblici e privati costituisce infatti un vincolo per le cittadine e i cittadini nella definizione della propria “agenda quotidiana”.
In particolare per le donne la rigidità degli orari è una delle principali cause di abbandono o di non ingresso nel mercato del lavoro, con conseguenze negative anche sul tasso di natalità. La proposta di legge si inserisce quindi nell’ambito delle previsioni dell’art. 117 della Costituzione, comma 7: “Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive.”
All’articolo 1 vengono indicate le finalità della legge. Si individua quale priorità trasversale la definizione delle azioni di coordinamento e armonizzazione degli orari, la conciliazione dei tempi di lavoro, di relazione, di cura parentale, di formazione e del tempo per sé delle persone che risiedono sul territorio regionale o lo utilizzano, anche temporaneamente.
Dopo aver specificato all’articolo 2 i compiti spettanti alla Regione, vengono dettati, all’articolo 3, i criteri che i Comuni debbono seguire per l’adozione del piano territoriale dei tempi e degli orari di cui all’articolo 24 della legge 53/2000 e, in generale, per il coordinamento dei tempi di funzionamento delle città.
Sotto questo profilo si evidenzia che tali criteri agiscono sia sulla qualità dei tempi di vita dei cittadini, sia sulla qualità urbana. Le politiche sull’uso del tempo stanno vivendo una seconda generazione caratterizzata da una maggiore accessibilità dei servizi, da una riqualificazione degli spazi pubblici, da una maggiore attenzione alla mobilità urbana con lo scopo di ridurre la congestione del traffico e l’uso dei mezzi di trasporto pubblico per specifiche necessità, in orari particolari e in zone anche periferiche delle aree urbane.
L’articolo 4 definisce modalità e contenuti dei piani territoriali. In particolare, il comma 4 disciplina gli orari di vendita degli esercizi commerciali, rendendo derogabili dai Comuni le chiusure nelle giornate festive del 25 aprile e 1 maggio, anche con accordi intercomunali e previa osservanza della disciplina già introdotta con la legge regionale 6 dicembre 2006, n.17. Il comma 5, inoltre, abroga l’art. 3 della citata legge regionale 6 dicembre 2006, n.17.
Con specifici finanziamenti erogati ai Comuni, in aggiunta a quelli statali previsti all’articolo 28 della legge 53/2000, la proposta di legge non si limita a promuovere l’attuazione del piano territoriale degli orari ma anche la costituzione e la promozione delle banche dei tempi (articoli 5 e 6). Vengono così incentivate forme innovative di solidarietà che favoriscono la qualità della vita dei singoli e delle comunità locali, attraverso il libero scambio di prestazioni utili ma senza valore di mercato. Questa nuova e ricca realtà associativa, nata dal principio dello scambio, alla pari, delle ore chieste ed offerte sulla base dei bisogni e delle capacità di ciascuno, reintroduce in modo ingegnoso nelle nostre città il mutuo aiuto tipico delle antiche relazioni di buon vicinato. Esse costituiscono una rete di cittadinanza attiva e solidale che è interesse della Regione sostenere, poiché favorisce la qualità della vita dei singoli e delle comunità locali.
Anche qui la norma corrisponde alla scelta di dar valore ai tempi non monetizzabili di cura, solidarietà, dono e scambio di servizi, assumendo il principio che il tempo è molto più che denaro. Per il perseguimento di tali finalità si è cercato di privilegiare, attraverso l’erogazione dei contributi ai Comuni, tutti quei progetti di adesione alle banche dei tempi o di cooperazione con altri enti locali volti alla costituzione delle banche medesime, ovvero iniziative dirette a disporre in loro favore locali, attrezzature, strumenti operativi e servizi, ovvero che organizzano una costante attività di promozione e informazione della loro esistenza e attività.
L’art. 7 sancisce gli obblighi a cui devono attenersi i Comuni beneficiari dei contributi di cui agli articoli 5 e 6.
La presente proposta di legge prevede, infine, un ulteriore ambito di intervento operativo: l’organizzazione di corsi di formazione professionale destinati al personale utilizzato dai Comuni nella progettazione del Piano dei tempi e degli orari e nei progetti attuativi ad esso collegati, nonché nei progetti di riorganizzazione dei servizi (articolo 8).
L’articolo 9 contiene, infine, la norma finanziaria con oneri pari a 300.000 euro annui, a partire dal 2008.


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Art. 1
Oggetto e finalità
1. La Regione Autonoma della Sardegna promuove il coordinamento e l’amministrazione dei tempi e degli orari delle città al fine di sostenere le pari opportunità fra uomini e donne e di favorire la qualità della vita attraverso la conciliazione dei tempi di lavoro, di relazione, di cura parentale, di formazione e del tempo per sé delle persone che risiedono sul territorio regionale o lo utilizzano, anche temporaneamente.
1.La Regione, con la presente legge, promuove:
a)l’armonizzazione dei tempi della città tramite il coordinamento degli orari dei servizi pubblici e privati;
b)l’uso del tempo per fini di solidarietà sociale;
c)la riorganizzazione dei tempi delle attività lavorative e l’accessibilità ai servizi destinati alla cura, alla vita di relazione, alla crescita culturale e ricreativa, allo scopo di favorire l’integrazione nella vita sociale e il riequilibrio tra donne e uomini;
d)le pari opportunità, la dimensione di comunità e la qualità della vita, nella progettazione degli spazi e delle infrastrutture, nella dislocazione dei servizi, nella programmazione dei flussi di mobilità, nella modulazione dei tempi d’uso delle attrezzature e dei servizi.
2.La presente legge interviene nel rispetto delle disposizioni di cui al capo VII della legge 8 marzo 2000, n. 53 (Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città) e dell’articolo 50, comma 7, del decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali).

Art. 2
Compiti della Regione
1. Per le finalità di cui all’art. 1 la Regione:
a)integra le politiche temporali nei propri strumenti di pianificazione e programmazione generali e settoriali;
b)adotta misure idonee a migliorare la funzionalità dei servizi, di concerto con tutte le amministrazioni pubbliche interessate, favorendo il coordinamento degli orari dei servizi pubblici e privati, in armonia con le esigenze della comunità;
c)sostiene, a seguito di accordi e intese con gli enti interessati, le attività finalizzate all’attuazione dei progetti di coordinamento degli orari della città, di cui all’art. 4, e ne rende condivisibili le esperienze agli altri enti e ai cittadini, anche tramite la rete telematica regionale;
d)elabora criteri di riferimento per gli Enti Locali, finalizzati ad armonizzare le scelte relative alla dislocazione delle funzioni ed i servizi con i Piani territoriali dei tempi e degli orari, di cui all’art. 3;
e)concede finanziamenti ai Comuni per la predisposizione e l’attuazione dei Piani territoriali dei tempi e degli orari e per la costituzione, la promozione ed il sostegno delle banche dei tempi di cui all’art. 27 della legge 8 marzo 2000, n. 53;
f)promuove corsi di qualificazione e riqualificazione del personale impegnato nella progettazione dei piani territoriali degli orari e nei progetti di riorganizzazione dei servizi.
2.L’amministrazione regionale adotta uno specifico piano per disciplinare gli orari e le modalità di apertura dei propri uffici centrali e periferici, di accesso ai medesimi e di erogazione dei servizi all’utenza, garantendo, anche attraverso l’informatizzazione dei propri servizi, la brevità dei tempi e le procedure più semplici per le prestazioni al pubblico. Il piano contiene anche le direttive per l’armonizzazione degli orari e delle modalità per la prestazione di servizi al pubblico da parte degli enti e delle agenzie dipendenti dalla Regione.
Successivamente alla sua prima elaborazione il piano viene adeguato alle previsioni dei piani territoriali di cui al’articolo 5. Il regolamento dei servizi e dei settori individua la struttura dell’amministrazione competente per l’elaborazione, l’attuazione e l’adeguamento del piano di cui al presente comma, che si avvale della consulenza del Comitato di cui all’articolo 5, comma 4.
3. In attuazione dell’articolo 26, comma 1, della legge 8 marzo 2000, n. 53 e dell’articolo 2, comma 2, lettera e) del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche), tutte le pubbliche amministrazioni con uffici centrali o periferici sul territorio regionale si conformano alle finalità di cui alla presente legge secondo le modalità previste dai piani territoriali di cui all’articolo 5.

Art. 3
Piano territoriale dei tempi e degli orari
1.I Comuni, in forma singola o associata, adottano il rispettivo Piano territoriale dei tempi e degli orari. Il Piano è strumento unitario di indirizzo strategico per l’attuazione delle finalità della presente legge, e realizza il coordinamento e l’amministrazione dei tempi e degli orari a livello comunale o sovracomunale. È articolato in progetti, anche sperimentali relativi al funzionamento dei diversi sistemi orari dei servizi urbani e alla loro graduale armonizzazione.
2.Il Piano territoriale dei tempi e degli orari tiene conto dei seguenti criteri:
a)armonizzazione graduale degli orari dei servizi con le attività lavorative, secondo il criterio della pluralità dell’offerta, con schemi di orario e con tipologie differenziate, in modo da favorire l’autodeterminazione del tempo, l’adozione di modalità di lavoro volte a conciliare gli orari con gli impegni di cura, consentendo così una migliore qualità della vita;
b)razionalizzazione degli orari di apertura al pubblico dei servizi della pubblica amministrazione in rapporto alle esigenze della popolazione residente, o di chi utilizza il territorio di riferimento per lavoro, turismo, accesso ai servizi pubblici;
c)programmazione degli orari delle attività commerciali in modo da garantirne la fruizione nelle diverse zone della città;
d)flessibilità e l’ampliamento degli orari di accesso ai servizi socio-educativi, assistenziali e sanitari;
e)organizzazione degli orari di biblioteche, musei ed enti culturali, mediante l’aumento della durata giornaliera di apertura, anche con estensione alle fasce serali e della durata settimanale, in modo da consentirne un’ampia fruizione;
f)coordinamento degli orari dei servizi turistici, professionali, nonché delle istituzioni formative, culturali e del tempo libero, al fine di renderli più facilmente accessibili;
g)coordinamento degli orari e della frequenza dei trasporti pubblici, in relazione alla mobilità urbana e alle pratiche di vita quotidiana, anche al fine di ridurre l’utilizzo di mezzi di trasporto individuale privati;
h)organizzazione dell’accessibilità ai servizi socio-sanitari, scolastici e per il tempo libero, anche assicurando i necessari mezzi di trasporto pubblico, al fine di rendere congruenti tempi, orari e localizzazioni delle singole strutture, in relazione alla vita e al funzionamento delle diverse aree territoriali;
i)ottimizzazione degli spazi e dei servizi rivolti ai bambini ed alle bambine, riconoscendo loro il diritto a vivere, giocare e socializzare in sicurezza e serenità.

Art. 4
Coordinamento degli orari e dei tempi della città
1.I piani prevedono e coordinano tutti i progetti comunali volti ad armonizzare i tempi della città, gli orari di apertura al pubblico dei servizi pubblici e privati, dei pubblici esercizi, degli esercizi commerciali e turistici, delle attività culturali e di spettacolo.
2.I Comuni predispongono ed attuano i Piani e i progetti promuovendo opportune forme di consultazione e di informazione dei cittadini.
3.Per la predisposizione e per l’attuazione di ciascun Piano e dei relativi progetti è costituito nel singolo comune o nella forma associativa tra comuni un apposito tavolo di concertazione al quale possono partecipare i soggetti pubblici e privati di cui all’art. 25, comma 1 della legge 53/2000, per l’acquisizione di proposte e di pareri sulla definizione dei progetti comunali che attuano il coordinamento degli orari della città, e su eventuali sperimentazioni di modifica degli orari stessi. I Comuni, nell’ambito della concertazione, possono promuovere accordi e intese fra tutti i soggetti pubblici e privati, finalizzati all’attuazione del piano.
4.I progetti comunali di cui al comma 2, definiti secondo le procedure di cui al comma precedente, contenenti i principi che stabiliscono gli orari di vendita nel territorio, rispettano i criteri seguenti:
a)gli esercizi di vendita possono restare aperti al pubblico dalle ore 7,00 alle ore 22,00 per un limite massimo di tredici ore giornaliere;
b)gli esercizi di vendita al dettaglio osservano la chiusura domenicale e festiva. Il Comune può consentire, nei periodi di maggiore afflusso turistico, in occasione di eventi e di manifestazioni di particolare rilevanza o per rispondere alle esigenze e ai tempi di vita e di lavoro dei cittadini, l’esercizio di vendita oltre le ore 22,00, nonché l’apertura domenicale o festiva;
c)al fine di acquisire i relativi pareri e gli eventuali accordi intervenuti tra le parti, il Sindaco attiva il tavolo di concertazione sulla base dei seguenti principi: rispetto delle norme poste a tutela dei lavoratori, necessità di idonei servizi all’utenza anche attraverso la turnazione, periodi di maggiore afflusso turistico, tempi di vita e di lavoro dei cittadini;
d)i Comuni, anche con accordi intercomunali, individuano i giorni e le zone del territorio nei quali gli esercenti possono derogare all’obbligo di chiusura domenicale e festiva;
e)non sono derogabili le chiusure relative alle festività del 1° gennaio, Pasqua, 25 e 26 dicembre.
5. L’articolo 3 della legge regionale 6 dicembre 2006 n. 17 è abrogato.

Art. 5
Contributi regionali per l’elaborazione e l’adozione dei Piani territoriali dei tempi e degli orari
1.La Regione eroga, annualmente, contributi ai Comuni ai fini della predisposizione ed attuazione dei Piani territoriali dei tempi e degli orari di cui all’art. 3.
2.I contributi, di cui al comma 1, sono concessi prioritariamente per:
a)progetti presentati da comuni che abbiano attivato nelle forme previste dall’articolo 12, comma 2, della legge regionale 2 agosto 2005, n. 12, forme di coordinamento e cooperazione con altri enti locali per l’attuazione di specifici piani di armonizzazione degli orari dei servizi con vasti bacini di utenza;
b)interventi attuativi degli accordi tra i comuni ed altri soggetti pubblici e privati di cui all’art. 25, comma 2 della legge 53/2000.
3.La Giunta regionale, con propria deliberazione annuale, stabilisce i tempi di presentazione dei piani territoriali degli orari di cui all’art. 3, nonché i criteri e le modalità di erogazione dei contributi di cui al comma 1, su proposta dell’assessore competente in materia di enti locali.
4.Per l’analisi e la valutazione delle domande di contributo è istituito presso la direzione generale della Presidenza della Giunta apposito comitato. Fanno parte del comitato esperte ed esperti in materia di progettazione urbana, di analisi sociale, di comunicazione sociale, di gestione organizzativa e di pari opportunità tra donne e uomini; fanno parte del comitato il responsabile della struttura per il piano di cui all’articolo 2, comma 2 e la Presidente della Commissione regionale per le Pari Opportunità o una sua delegata.
5.I piani di cui al comma 3, pervenuti alla Regione, sono trasmessi al Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE), con indicazione dell’ordine di priorità, ai sensi dell’art. 28, comma 1 della legge 53/2000.

Art. 6
Contributi regionali per la costituzione, la promozione, il sostegno delle banche dei tempi
1.La Regione, in ottemperanza alle finalità di cui all’art. 2, comma 1 lettera d) sostiene la promozione da parte dei Comuni, di associazioni, denominate banche dei tempi, aventi esclusivamente gli scopi indicati al comma 1 dell’art. 27 della legge 53/2000 ed operanti nel territorio regionale.
2.Per le finalità di cui al comma 1, la Regione eroga contributi ai Comuni che:
a)promuovono e sostengono la costituzione di “banche del tempo” disponendo a loro favore l’utilizzo di locali e di servizi;
b)organizzano un’attività di promozione e informazione dell’esistenza e dell’attività svolta dalle banche dei tempi;
c)organizzano attività di formazione dei soggetti aderenti alle associazioni “banche del tempo”.
3.La Giunta regionale, con propria deliberazione, individua i criteri, le modalità ed i tempi per l’erogazione dei contributi di cui al comma 2.

Art. 7
Obblighi dei beneficiari dei contributi
1.La concessione dei contributi di cui agli articoli 5 e 6 comporta per i Comuni l’obbligo di realizzare le iniziative sovvenzionate dalla Regione.
2.I Comuni sono, altresì, tenuti a presentare, secondo le modalità fissate dalla Giunta regionale, ai sensi del comma 3 dell’articolo 5 e del comma 3 dell’articolo 6 per l’erogazione dei contributi, idonea rendicontazione sull’utilizzo dei finanziamenti percepiti nell’anno precedente.
3.La corretta rendicontazione costituisce elemento determinante per la concessione dei contributi successivi.

Art. 8
Formazione professionale
1.La Regione nell’ambito delle proprie competenze in materia di formazione professionale, al fine di realizzare gli obiettivi di cui alla presente legge, prevede nel piano regionale di formazione professionale specifici corsi di qualificazione, riqualificazione, di riconversione e aggiornamento del personale utilizzato nella progettazione dei piani territoriali degli orari e nei progetti di riorganizzazione dei servizi.

Art. 9
Norma finanziaria
1.Gli oneri derivanti dalla attuazione della presente legge sono valutati in euro 300.000,00 annui.
2.Nel bilancio della Regione per gli anni 2008-2010 sono apportate le seguenti variazioni:

IN DIMINUZIONE:

UPB S08.01.002 FNOL parte corrente

anno 2008 € 300.000,00
anno 2009 € 300.000,00
anno 2010 € 300.000,00
anno 2011 € 300.000,00

mediante riduzione della riserva di cui alla voce 3 della tabella A allegata alla legge regionale 5 marzo 2008, n. 3 (legge finanziaria 2008).

IN AUMENTO

UPB S01.06.001 Trasferimenti agli enti locali - parte corrente

anno 2008 € 300.000,00
anno 2009 € 300.000,00
anno 2010 € 300.000,00
anno 2011 € 300.000,00
3.Alla attuazione della presente legge concorrono altresì i fondi di cui all’articolo 28 della legge 8 marzo 2000, n. 3 (Disposizioni per il sostegno alla maternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città) che sono iscritti nel bilancio della Regione con Decreto dell’Assessore della Programmazione, Bilancio, Credito e Assetto del Territorio.
4.Le spese derivanti dalla attuazione della presente legge fanno carico alla suddetta UPB del bilancio della Regione per gli anni 2008-2011 e a quelle corrispondenti dei bilanci per gli anni successivi.

Art. 10
Pubblicazione
1.La presente legge regionale sarà pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna.
2.E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione Autonoma della Sardegna.


Cagliari, 18 aprile 2008




f.to

Mario Bruno
Marco Espa
Antioco Porcu
Stefano Pinna
Giovanna Cerina

15 aprile 2008

Sentenza pericolosa: testimonianza di Ada

Un contributo che ho ripescato dai nostri archivi... quando Bruno Vespa venne a casa nostra con il suo "Porta a Porta" per una trasmissione speciale sull'eutanasia.
Ecco l'intervista ad Ada

Elezioni: e ora?


una riflessione del mio amico Gianluca Floris, scrittore, cantante lirico e tante altre cose... (il suo sito http://www.gianlucafloris.com/ ) dopo il risultato elettorale di ieri.

Cari amici,

se siete in questa lista di invii, vuol dire che siete nella ristretta mia lista. Lista delle persone che stimo e alle quali voglio assolutamente dire una cosa importante.
Siamo tutti tristi per il risultato elettorale che ci regala altri dieci anni (perché saranno dieci, lo sapete!!) di governo Berlusconi. Ed è a tale proposito che vi devo fare questo discorso importante.

Premessa: siamo in democrazia e io alla democrazia ci credo veramente. Ringrazio ancora il fatto che siamo in uno stato dove la maggioranza vince. Non sono ironico: anche se ha vinto la parte politica che non ci piace, dobbiamo capire che è giusto che governino loro. Lo ripeto: è giusto perché il risultato elettorale è inoppugnabile.

Quello che mi preoccupa: sinceramente la cosa che più mi preoccupa è il fatto che abbia vinto lo schieramento che propone un'idea di società che ha paura dello straniero (neri, cinesi, marocchini... ecc. ecc.), che sostiene che si debbano fermare i magistrati, che ritiene che non si debbano pagare le tasse per la solidarietà sociale della nazione e che ritiene che la cultura sia una spesa voluttuaria della quale si possano occupare Gabriella Carlucci e Luca Barbareschi.

Quello che c'è da fare. Ecco quello che vi voglio dire: il vero problema è il fatto che la gente non sente come priorità il dialogo e la convivenza fra le diverse culture, che ritiene che la legalità sia nemica dei cittadini perché non li lascia liberi di delinquere e che ritiene la cultura e la sua fruizione assolutamente secondari per l'anima e la vita della gente. Il procedimento di instupidimento delle masse è giunto a pieno compimento oggi che il popolo minuto è finalmente convinto, grazie a anni di canale 5 e di grande fratello, se è crollato il potere d'acuisto di stipendi e pensioni è tutta colpa dei due anni di governo Prodi. Sembra incredibile ma a tanto è arrivato l'imbarbarimento della cultura media dell'italiano. Ancora di più: nonostante Dell'Utri abbia pubblicamente dichiarato che il pluriomicida della mafia Mangano "è un eroe", gli italiani lo hanno riempito di voti. Questa è la situazione e questo vi devo dire: è il momento di agire ed è urgente che lo iniziamo o che continuiamo a farlo da subito, con maggiore forza e convinzione. Non dobbiamo smettere di testimoniare il nostro impegno ciascuno nel proprio settore, svolgendo la nostra attività con maggiore coraggio e con maggiore intransigenza. Pensateci bene: è l'unica arma che ci rimane. Io continuerò a rispettare la legalità, a pagare le tasse, a fermarmi per far passare i pedoni sulle strisce, a non passare col rosso anche se nessuno mi vede, a rispettare i sensi unici, a lasciare sempre lo spazio in parcheggio per le carrozzine di bimbi e disabili, a buttare l'immondizia negli appositi contenitori ecc. ecc.
E' tutto quello che c'è da fare e non possiamo fare altro. Ma questo poco dobbiamo veramente e urgentemente continuare a farlo e a testimoniare con i fatti che noi siamo un'Italia diversa dalla maggioranza. Noi, facendo bene il nostro mestiere senza chiedere mai favori a nessuno e senza rubar nulla mai, siamo la testimonianza di come sia possibile costruire una nuova società. Io ci credo e da oggi ci credo ancora di più.
Vi prego di non buttare la spugna perché, lo so, la tentazione è forte ma non dobbiamo farlo. Ora più che mai.

Un abbraccio

Gianluca Floris

11 aprile 2008

Molto pericoloso: eutanasia e dintorni

Sentenza ieri in Francia, straziante ma gravissima insieme
immaginati se non comprendiamo la solitudine della mamma ma....
se la mamma è stata assolta, allora bisognava condannare chi non la sosteneva (i servizi, il comune, lo stato...)
la sentenza di assoluzione è veramente pericolosa, introduce il principio : ti assolvo in quanto la persona disabile era talmente grave che... insomma...!!!!
passa il principio che si possono uccidere le persone più gravi, è un'atto d'amore...che lava le coscienze della collettività, del diritto alla presa in carico e del farsi cura di chiunque sia in difficoltà.

Leggi sotto l'articolo e il dibattito che ne è nato subito dopo


Francia. La donna: «Non rimpiango il mio gesto, ma lei mi manca» Uccise la figlia malata: assolta
La giuria popolare legge il verdetto e poi applaude PARIGI Quando la corte d'assise di Val d'Oise ha pronunciato il verdetto di assoluzione sono scattati gli applausi. Nessuno - né la giuria popolare, né il pubblico presente alla lettura della sentenza in quell'aula di giustizia a nord di Parigi - voleva la condanna di Lydie Debaine, 66 anni, che nel 2005 aveva ucciso la figlia Anne Marie, 26 anni, gravemente handicappata.
Lydie aveva fatto ingerire alla figlia diversi barbiturici - probabilmente per stordirla - prima di annegarla nella vasca da bagno. Era il 14 maggio del 2005.
È stato un gesto che ha concluso una storia d'amore vero e di sofferenze atroci di tutte e due, madre e figlia, durata 26 anni, l'età di Anne Marie. Era nata prematura, con un grave handicap cerebrale. Da anni soffriva di crisi d'epilessia, di terribili mal di testa e di vomito. Anne Marie era invalida al 90% ed aveva l' età mentale di una bimba di 5 anni.
Lydie aveva cercato di curarla. L'aveva portata in centri medici specializzati fin da quando aveva 6 anni e fino ai 22. Poi l'aveva dovuta riportare a casa, perché non c'era più posto in quelle strutture. La sua malattia era incurabile.
«Soffriva troppo, passava giorni e giorni senza dormire», ha testimoniato la madre in aula, riconoscendo completamente i fatti dei quali era accusata, cioè di aver ucciso la figlia. Il pm aveva chiesto una condanna a tre anni di prigione con la condizionale.
È un momento, questo, in cui in Francia si discute con passione la questione dell'eutanasia, dopo la morte di Chantal Sebire, la donna di 52 anni, colpita da una malattia incurabile, che aveva chiesto invano di essere aiutata a morire. È stata ritrovata morta, nella sua casa, il 19 marzo scorso.
Ma da anni, in casi come quello di Lydie, la giustizia si mostra clemente nei confronti dei padri e delle madri che uccidono i propri figli handicappati. I pubblici ministeri chiedono sempre condanne con la condizionale, le giurie li seguono. Ma le assoluzioni piene sono rare.
Il pm aveva giustificato la condanna così: «La peggiore delle punizioni Lydie la vive già con la perdita della persona alla quale ha dedicato il suo amore e la sua vita». La giuria popolare l'ha invece assolta con applausi scroscianti. Lei, Lydie, ha così commentato: «Non rimpiango il mio gesto, ma mia figlia mi manca».

11/04/2008 L'unione Sarda

ecco il dibattito che ne è nato su alcuni forum


11/04/2008[mailto:] Per conto di Luciana Gennari
Inviato: domenica 11 maggio 2008 10.08
Oggetto: Re: [sociale-edscuola] sentenza molto pericolosa

Sono pienamente d'accordo.
Luciana Gennari


Sent: Friday, April 11, 2008 1:57 PM

Subject: Re: [progetto_calamaio] sentenza molto pericolosa

marco, sono d'accordo con te.


premesso che è veramente difficile dire qualcosa in casi come questo, perché bisogna passarci per capire e perché credo che nessuno se la possa veramente sentire di giudicare una madre ed il suo gesto, mi sembra che almeno si dovesse inlfiggere una pena alla madre, magari una pena non intesa come detenzione in carcere ma come lavoro sociale, in una cooperativa o associazione, anche per permetterle un reinserimento nella vita di tutti i giorni. forse pena è un termine sbagliato: chiamiamolo aiuto che non può rifiutare, ma aiuto, quello che probailmente non ha ricevuto prima e quello che questa sentenza rischia di non riconoscerle nemmeno dopo, per cui la società si lava le mani due volte.

sono assolutamente d'accordo con quanto dici sulla responsabilità della comunità. questa è una cosa veramente rivoluzionaria. casi così gravi accadono perché le persone sono sole e la comunità ha una colpa. la responsabilità della qualità della vita delle persone è in parte dei singoli ma in parte di tutti: la somma della indifferenza di ognuno, crea drammi come questo. infliggerei una multa al comune o alla provincia e con quei soldi obbligherei gli enti locali ad implementare i servizi sociali, l'assistenza, creerei una casa famiglia...

marco, visto che adesso ci sei dentro, perché non proponi una legge tu?

grazie per avermi informato


rob


Sent: Friday, April 11, 2008 2:35 PM

Subject: Re:da marina cometto [progetto_calamaio] sentenza molto pericolosa


concordo con te Marco che bisognerebe condannare chi non ha saputo sostenere adeguatamente la famiglia nella complessa assistenza di cui necessitava Anne Marie, e come associazione tocchiamo con mano ogni giorno anche quì in Italia l'assoluta inefficienza dei Servizi Sociali quando si tratta di organizzare progetti personalizzati atti a aiutare la famiglia nelle difficile gestione di una esistenza in compagna della disabilità, ciò non toglie però che pur comprendendo la solitudine e le difficoltà della signora, (anche noi sappiamo da 35 anni cosa voglia dire rivoluzionare la quotidianità con un figlio disabile non autosufficiente) riteniamo che quando si infrange una legge è giusto che si venga puniti, qualsiasi sia stata la motivazione che ci ha portato all'atto estremo, non è possibile giustificare , perchè così si alimenta il già co,une pensiero che il diritto di vivere valga a seconda della capacità di determinarsi o delle complessità delle condizioni fisiche e mentali, mia figlia come tutti quelli che vivono la vita come lei ha il diritto di essere considerata essere umano come tutti i cittadini e la sua vita è preziosa come quella di tutti , per cui la Giustizia secondo me ha preso una grande cantonata che spero che non si ripeta più , anche se ho molti dubbi , la cultura della morte sta prevalendo sul diritto alla vita , e questo in una Società che si dice civile è molto discutibile.


From: Ugo Avalle
Sent: Sunday, April 13, 2008 3:29 PM
Subject: [SPAM]R: [sociale-edscuola] sentenza molto pericolosa

Permettetemi,ma occorre " esserci dentro" per capire veramente! Nessuno deve semplificare: uccidere le persone più gravi è un atto d'amore. Che cosa avrebbe pensato in proposito Welbi? Lo so che se ami veramente,non devi uccidere: ma,l'amore non consiste anche nel non voler far più soffrire la persona che ami?

Ugo

Per conto di Luciana Gennari
Inviato: domenica 11 maggio 2008 16.30
Oggetto: Re: [sociale-edscuola] sentenza molto pericolosa

Caro Ugo,
io ci sono molto dentro per capire cosa significhi un atto d'amore per un genitore. Ho un figliolo cieco pluriminorato, e al "nostro dopo di noi" ho pensato a lungo e ho trovato la mia soluzione. Però lasciami dire, che questa sentenza è pericolosa perchè potrebbe essere un'arma a doppio taglio.Non si deve avallare in alcun modo questo gesto, per pericolo di emulazione, perchè ci sono anche alcuni genitori che questa situazione gli stà stretta per vari motivi, e che potranno essere spinti a fare questo gesto non per amore.
Luciana


From: Ugo Avalle
Sent: Sunday, April 13, 2008 7:25 PM
Subject: [SPAM]R: [sociale-edscuola] sentenza molto pericolosa

Gentile Luciana,concordo pienamente sul fatto che non si debba nosconderci dietro la difficoltà per ( mi scuso per l’espressione) toglierci un peso! Ricorda anche il caso di quel padre che ha ucciso il proprio figlio perché aveva esaurito tutte le scorte di dedizione,pazienza ed anche di amore! Condivido pienamente anche la considerazione relativa alla totale assenza o alla scarsa presenza dei servizi; io ho avuto a che fare sia con mio padre e mia madre molto ammalati ed altrettanto problematici ; ho dato fondo ai loro pochi risparmi ed anche “ sopportato in casa tre badanti. Quando mi sono rivolto ai servizi mi sono sentito rispondere che i fondi per un piccolo contributo economico non esistevano e poi …<< è il figlio che deve provvedere ai propri genitori>> Risposta molto …acuta!




Sent: Sunday, April 13, 2008 9:12 PM
Subject: Re: R: [sociale-edscuola] sentenza molto pericolosa

allora per essere chiari.
non entro nelle scelte di welby, che per me rimane comunque una sconfitta collettiva, non una vittoria di nessuno. ma è solo il mio parere.
qui stiamo parlando di una persona disabile grave che è stata soppressa, uccisa, non manifestando nessuna sua volontà di morire. parliamo di una mamma che si è fatta in quattro tutta la vita e che poi non ce l'ha fatta più.
il problema non è la mamma, poverina per me non ha colpe, se lasciata sola e abbandonata. nessun giudizio morale su di lei.
e che andava almeno "giuridicamente" condannata (ha sicuramente vissuto da eroe per 26 anni come molte mamme in italia (e molte leggono qui) che continuano ad essere eroi tutti i giorni. la galera spetta a chi non ha dato assistenza.
Colpiscono gli applausi, ovvero la "comprensione", rimozione della societa che, nel caso di una disabile grave con crisi epilettiche ma sembra con una certa sua autonomia (niente a che vedere con mia figlia, molto più grave come migliaia di persone in italia e sicuramente in francia) è motivato che non ce la si può fare e quindi si può uccidere, ovvero smettere di soffrire... atto di amore! ma de che???
smette di soffrire la collettività, ce ne si lava le mani sul perchè. si dice era una persona troppo difficile...! si considera un fatto per la sua natura pubblico, come un fatto privato che interessa la mamma e la figlia uccisa. noi giudichiamo, ma dal di fuori. non ci tocca.
allora diciamo che, come succede in olanda con quel medico che eutanizza (uohah, scusate mi è partito un conato) i bambini con la spina bifida dicendo "ma voi lo sapete che cosa vuol dire avere un figlio con la spina bifida?" (al quale hanno risposto tanti genitori di bambini con la spina bifida dicendogli, in sintesi, ma vaffa...) se uno è un disabile grave e "soffre" troppo secondo noi, come atto di amore, lo facciamo fuori.
magari iniziamo noi genitori e poi passiamo allo Stato, alla collettività, che può iniziare a regolamentare questa prassi amorosa...
faccio un esempio: io ho un'amico veramente molto depresso che veramente ma veramente soffre molto e fa soffrire i suoi, e che esprime spesso il desiderio di morire.
per amore lo smettiamo di farlo soffrire?
ovviamente credo che nessuno sulla terra può pensare che io sia una persona equilibrata, con un minimo di buon senso se porto avanti questa tesi.
ma se si tratta di una persona gravemente disabile, che non si può rappresentare da sola e che mai ha manifestato desiderio di morire, in questo caso la stampa spesso dice..." atto di amore..." e adesso iniziano i tribunali europei, a quanto pare...

mi vengono i brividi.



Marco Espa
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Infine aggiungo la testimonianza di Ada, che potete vedere in Video cliccando qui

«L’ex premier teme il confronto con Veltroni e allora attacca me»

«L’ex premier teme il confronto con Veltroni e allora attacca me»
Dopo il voto del 13 e 14 aprile non mi dimetterò: l’ho già detto in Consiglio Per le regionali 2009 parteciperò alle primarie
AUGUSTO DITEL (la nuova sardegna dell'11 aprile 2008)


- Nel giro con Veltroni, che Sardegna ha trovato, presidente Soru?
«Una Sardegna che vuole andare avanti. Una Sardegna piena di speranza. Una Sardegna che non ha nessuna voglia di essere governata da Berlusconi».
- Paga anche nell’isola la scelta del Pd di andare da soli?
«E’ apprezzata dappertutto. In giro per la Sardegna, con Veltroni, abbiamo visto piazze e sale affollatissime. La gente ha capito che da un lato c’è un signore che fa politica da 15 anni e si presenta per la quinta volta come candidato premier, con il codazzo di 15-20 sigle le più disparate; dall’altro, c’è invece un ex sindaco di Roma che ha lavorato molto bene per la sua città e che, a 52 anni, si presenta per la prima volta con un programma chiaro, concreto, praticabile. Un candidato alla guida del Paese che spiega il suo programma e non straccia quello degli altri».
- Berlusconi in Sardegna ha detto che chi vota Veltroni, vota Soru: ce l’ha con lei, insomma.
«Ha paura, e si vede. Silvio Berlusconi teme il confronto con Walter Veltroni e sposta il tiro su di me».
- Il Pdl forse vi dà in recupero ma è sicuro di vincere comunque.
«Vedremo. Certo è che siamo passati dall’amarezza per l’epilogo del governo Prodi alla forte preoccupazione che Berlusconi possa tornare a governare ancora. E’ stata un’esperienza già vissuta e la sofferenza, per la Sardegna, è stata enorme. Mi fa paura il solo pensare che quest’uomo di 72 anni, abituato ad avvelenare i pozzi, possa vincere queste elezioni».
- C’è anche l’ipotesi del pareggio.
«Altro fatto anomalo. Per colpa di una legge elettorale definita dalla destra “una porcata”, è in pericolo la governabilità del Paese. Veltroni e il Pd hanno proposto un esecutivo a termine per modificare quella legge per consentire alla futura maggioranza di governare e all’opposizione di svolgere il suo ruolo. Berlusconi ha rifiutato, e si presenta alla guida un caravanserraglio eterogeneo che non promette nulla di buono».
- Lei è fortemente preoccupato come governatore che dovrà confrontarsi col governo di destra?
«E’ già capitato. Per due anni, la giunta regionale ha avuto come interlocutore (si fa per dire) il governo Berlusconi, che si è distinto per la totale mancanza di ascolto della Regione. Siamo andati da lui per illustrargli il tema delle entrate fiscali e lui parlava del giardino della sua villa, delle sue piante: sono rimasto sbalordito. Poi, sempre a proposito di entrate fiscali, con uno degli ultimi atti del suo governo, ha elargito una altro miliardo di euro alla Sicilia: a noi neanche un cent».
- Poi c’è stata la manifestazione lungo le vie di Roma: oltre 5mila sardi con lei e i sindacati.
«Già, e l’atteggiamento non è mutato. Giorni fa, parlando a Cagliari, vicino a casa mia, Berlusconi mi ha definito più o meno uno squilibrato. Lascio ad altri il giudizio su quanto detto da lui; io ribadisco il mio: rimango sbalordito da chi considera la Sardegna come il giardino della sua casa, di fronte a chi invece pone dei temi essenziali per la Sardegna nel rispetto dello Statuto sardo».
- Vuol dire che, se vince Berlusconi, i buoni rapporti Regione-governo centrale rischiano di rovinarsi?
«Con i due anni di governo Prodi sono stati ottenuti risultati molto importanti. Berlusconi, se uscirà vincitore, continuerà a non occuparsi della Sardegna: darà pacche sulle spalle a tutti, ma non a me».
- Ad Alghero e a Cagliari ha detto di essere un sardo di adozione.
«Ah sì. Da premier è venuto in Sardegna centinaia di volte, a organizzare feste o cene a casa sua. Ha invitato anche me: ho rifiutato. Non si è mai degnato, in tutti questi anni, di venire nella sede della Regione, a Cagliari, in viale Trento. Berlusconi non sa nemmeno qual è il corretto rapporto istituzionale con la Regione, questa non è lealtà costituzionale».
- Molti, non solo a destra, sono convinti che lei si dimetterà dopo il voto del 13 e 14 aprile.
«Lo nego. Ho già detto in consiglio regionale, dunque in un’occasione solenne, che non avrei interrotto il mio mandato, e lo ribadisco ora. Dobbiamo completare il nostro lavoro fino all’ultimo giorno della legislatura».
- A cosa tiene in particolare?
«Provvedimenti per la scuola, riforma della formazione professionale, riforma dei consorzi industriali. Dopo il 15 aprile, ci sarà anche la decisione della Consulta sul referendum della Statutaria».
- G8 alla Maddalena: un’occasione di crescita per la Gallura, ma non solo.
«Va dato atto al governo Prodi di un comportamento leale e attento nei confronti della Sardegna. Si tratta di un’opportunità eccezionale per un’area geografica che ha sempre convissuto con un’economia militare da riconvertire in economia turistica, nel rispetto più rigoroso dell’ambiente. Si spenderanno quasi 200 milioni di euro per un evento che proietterà la Sardegna non solo nelle tv di tutto il mondo; la nostra isola sarà al centro del mondo, i maggiori opinion leader del pianeta si troveranno a occuparsi di noi. Senza dimenticare che il G8 consentirà ai nostri prodotti e alle nostre bellezze di arrivare nelle case di tutto il pianeta. Uno spot impagabile».
- Le opere rimarranno. Come alle Olimpiadi.
«Già. Sarà ampliato l’aeroporto di Olbia, infrastrutture sono previste a Palau, oltre che alla Maddalena. Per le imprese sarde si tratterà di una concreta possibilità di consorziarsi, di crescere».
- Beppe Pisanu vorrebbe lo spostamento dell’evento. I sindaci della Gallura temono ricadute negative sul turismo.
«Ma cosa vuole che siano gli eventuali disagi per i turisti, di fronte a questa opportunità per la Gallura e la Sardegna: alla Maddalena arriveranno non solo 25 capi di Stato, ma anche il presidente dell’Ue, quello della Commissione europea. Certo, anche Bertolaso avrebbe voluto lo slittamento di tre mesi ma il calendario lo decidono i governi, compreso il nostro».
- Veltroni, a Pula, ha parlato di Solar Valley per la Sardegna: propaganda elettorale?
«No, nella maniera più assoluta. La grande industria è legata alla tecnologia; per la bassa tecnologia ci sono altre parti del mondo. La Sardegna ha un atout decisivo da giocarsi: la nuova impresa si sviluppa nel campo della ricerca e della tecnologia e dalla tecnologia nascono le biotecnologie e la biomedicina. In Gallura sarà aperto il San Raffaele, non solo un ospedale ma un centro di ricerca italiano, come istituto che studia la scienza della vita. L’era della Solar Valley è già cominciata: la ricerca sulle energie rinnovabili (grazie a Rubbia e al suo “solare a concentrazione”) è già stata avviata. I pannelli voltaici, da noi, non debbono essere stoccati; bisogna progettarli, costruirli e solo alla fine ospitarli».
- Questo per il sud.
«Anche il nord trarrà benefici. Dalla riconversione della fibra di carbonio si possono realizzare componenti per la nautica e Olbia può ospitare il polo della nautica, com’è accaduto ad Arbatax, sempre che le aziende si consorzino. Sempre a Olbia, nascerà il polo aeronautico».
- Si ricandiderà nel 2009?
«Sì».
- Dopo le primarie?
«Alle primarie ci sarò anch’io».